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17 Aprile 2026

Intelligenza artificiale, il 78% del Medtech la usa ma l’adozione clinica rallenta

Studio Tech4GlobalHealth: il 78% delle imprese ha integrato l’IA, ma pesano barriere regolatorie, organizzative e culturali


IA salute

L’intelligenza artificiale è già una realtà consolidata nel settore Medtech italiano, ma il suo impatto concreto sui percorsi di cura resta limitato. È il quadro che emerge dallo studio dell’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma realizzato con Intesa Sanpaolo e presentato durante EmTech Italy. Secondo l’analisi, il 78% delle aziende Medtech ha già integrato soluzioni di IA nei propri prodotti o servizi e il 61% si trova in fasi avanzate di sviluppo e validazione. Tuttavia, queste tecnologie faticano ancora a entrare stabilmente nei reparti ospedalieri e a raggiungere i pazienti.

Lo studio, che ha coinvolto circa 300 tra Pmi e startup, evidenzia come il problema non sia tecnologico ma sistemico. Le principali criticità segnalate dalle imprese riguardano la complessità regolatoria (69,6%), la carenza di risorse qualificate per certificazioni e validazioni (58,6%) e le difficoltà di accesso ai finanziamenti (57,5%). A queste si aggiungono ostacoli operativi come l’incertezza nei percorsi di rimborso, le difficoltà nella conduzione di validazioni cliniche, i problemi di interoperabilità con i sistemi esistenti e una persistente resistenza culturale. Il risultato è un collo di bottiglia istituzionale e organizzativo che rallenta l’adozione su larga scala, amplificato dalla frammentazione regionale che contribuisce ad accentuare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali. “La sfida dell’intelligenza artificiale è una sfida di sistema, non dei singoli ospedali”, sottolinea Leandro Pecchia, direttore dell’Osservatorio Tech4GlobalHealth. “Oggi le innovazioni sono ancora concentrate nei grandi centri, mentre le esigenze di salute si giocano sui territori. Servono sinergie per affrontare la complessità normativa e superare le attuali frammentazioni”. L’IA, aggiunge, rappresenta una leva strategica per sostenibilità, equità e competitività del Servizio sanitario.

Il report individua anche alcune priorità operative per favorire l’adozione: rendere più prevedibili i percorsi regolatori, investire in infrastrutture dati e interoperabilità, sviluppare modelli di business compatibili con il procurement pubblico e rafforzare la formazione, estendendola non solo agli specialisti ma all’intera organizzazione sanitaria. Un punto, quest’ultimo, su cui insiste anche Elisa Zambito Marsala, che evidenzia come le life science rappresentino un asset strategico per affrontare le sfide demografiche e sostenere la crescita del Paese. In questo contesto, la collaborazione tra mondo accademico e industria, insieme al supporto alla ricerca applicata e ai talenti, diventa un elemento chiave per trasformare l’innovazione tecnologica in benefici concreti per i pazienti.

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