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26 Maggio 2026Secondo il Politecnico di Milano la spesa per la sanità digitale cresce del 9% nel 2025

La spesa per la sanità digitale in Italia raggiunge nel 2025 i 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata al Festival dell’Economia di Trento.
Secondo il rapporto, il 61% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale e il 37% degli infermieri dichiara di avere già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa, prevalentemente attraverso piattaforme generaliste non progettate specificamente per l’uso sanitario.
Dalla ricerca emerge inoltre che il 36% dei cittadini utilizza chatbot basati su AI per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie.
“L’AI può generare un impatto profondo sulla pratica clinica e sui pazienti”, ha spiegato Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio. Secondo Sgarbossa, la diffusione di questi strumenti “richiede un approccio guidato da responsabilità e da un giusto senso di urgenza perché questi strumenti stanno entrando rapidamente nella quotidianità di professionisti e cittadini”.
Nel comunicato viene evidenziato come gli investimenti sostenuti anche attraverso il PNRR abbiano lasciato “un patrimonio di infrastrutture digitali” costituito da piattaforme di telemedicina, Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e Cartelle cliniche elettroniche, ma il sistema sanitario “non è ancora utilizzato a pieno”.
Secondo i dati raccolti:
L’Osservatorio segnala inoltre che un terzo delle strutture pubbliche teme “un ridimensionamento dei progetti avviati” nella fase successiva al PNRR. Tra i principali ostacoli all’innovazione vengono indicate:
Tra le priorità strategiche per il 2026 la cybersecurity rappresenta la principale preoccupazione per il 90% delle aziende sanitarie, seguita dai servizi digitali al cittadino (81%), dalla Cartella clinica elettronica (76%) e dalla telemedicina (74%).
Nel corso dell’incontro, Andrea Laghi, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas, ha sottolineato che “il valore di un algoritmo di intelligenza artificiale non è nel vedere o meno una frattura ma, ad esempio, nel migliorare il percorso del paziente da quando arriva in Pronto soccorso a quando ne esce”.
Secondo Laghi, l’integrazione dell’AI richiede “un team multiprofessionale che includa ingegneri biomedici, ingegneri clinici, data scientist, esperti giuristi e amministrativi”. Tra gli ambiti applicativi indicati figurano il supporto alla pre-interpretazione degli esami diagnostici, la gestione delle liste d’attesa e il supporto alla relazione medico-paziente tramite strumenti conversazionali.
L’Osservatorio richiama anche il tema delle competenze. Un terzo dei medici specialisti dichiara di conoscere il rischio di “allucinazioni” dell’AI generativa, ma solo il 17% afferma di saperle riconoscere.
Sul fronte normativo, Domenico Mantoan, amministratore delegato dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda ed ex direttore generale di Agenas, ha ricordato che l’Italia “è stata il primo Paese Ue a dotarsi di una legge che sdogana l’uso dell’intelligenza artificiale ma con dei paletti”. Secondo Mantoan, l’AI “non deve sostituire l’uomo e nemmeno il medico”.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato che Agenas sta sviluppando la piattaforma nazionale “Mia”, basata sull’intelligenza artificiale, per supportare i medici di medicina generale nella presa in carico dei pazienti cronici.
TAG: INTELLIGENZA ARTIFICIALE, SPESA SANITARIASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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