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21 Marzo 2023 In Italia, nel 2019, sono state approvate 672 nuove sperimentazioni cliniche, pari al 23% di quelle approvate nell’Unione Europea; circa 35.000 i pazienti direttamente coinvolti negli studi clinici. L’investimento finanziario complessivo nelle sperimentazioni cliniche viene stimato in 700 milioni di euro all’anno, con un vantaggio per il Sistema sanitario nazionale
In Italia, nel 2019, sono state approvate 672 nuove sperimentazioni cliniche, pari al 23% di quelle approvate nell’Unione Europea; circa 35.000 i pazienti direttamente coinvolti negli studi clinici. L’investimento finanziario complessivo nelle sperimentazioni cliniche, da parte delle aziende farmaceutiche operanti in Italia, viene stimato in 700 milioni di euro all’anno, con un vantaggio per il Sistema sanitario nazionale di circa 2 miliardi di euro. Questi i temi al centro del “Forum sulla ricerca clinica in Italia. Promuovere la leadership dell’Italia: obiettivi e prospettive per il futuro”, organizzato da Incyte, azienda biotech americana, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede milanese.
Nel suo intervento il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sottolinea «l’importanza del provvedimento varato recentemente dal ministro Schillaci: la firma dei quattro decreti di attuazione del Regolamento europeo in materia di sperimentazioni cliniche, che risale al 2014». Un passo atteso nove anni che individua 40 comitati etici territoriali e che punta, tra le altre cose, a snellire, dal punto di vista burocratico, la sperimentazione clinica entro i confini italiani. Quanto all’industria, Gemmato ribadisce che i 34 miliardi di giro d’affari della farmaceutica nazionale sono un fiore all’occhiello della nostra economia ma non devono far dimenticare che l’80% delle materie prime necessarie alla produzione provengono da Cina e India: «Dobbiamo puntare all’autosufficienza in questo ambito, per evitare che crisi internazionali come quelle in corso ci creino gravi difficoltà nella catena degli approvvigionamenti. Oggi come oggi senza forniture dall’estremo oriente il settore produttivo avrebbe una autonomia di sei mesi».
«Diciannove molecole target in sviluppo in Italia, 60 trial clinici avviati, di cui il 25% in fase I, circa 400 centri ospedalieri coinvolti in sperimentazioni, che coinvolgono 650 pazienti». Così il general manager Onofrio Mastandrea sintetizza l’attività di Incyte Italy. Il gruppo è nato negli Stati Uniti ventuno anni fa ed è oggi presente con proprie sedi in dieci Paesi europei, oltre a Canada, Giappone e Cina. Per un totale di 2.200 dipendenti. Oncoematologia e dermatologia le aree di riferimento. Negli ultimi cinque anni - ricorda Mastandrea - Incyte ha investito in Italia 80 milioni di euro in ricerca, pari all’80% del fatturato generato nello stesso periodo. Al momento sono 60 le persone dello staff di Incyte Italy, in maggioranza donne. Un momento di crescita per la filiale italiana, grazie alla recente approvazione di due nuovi farmaci in are ematologica ed oncologica, oltre che alla creazione della nuova business unit dedicata alla dermatologia e in particolare alla vitiligine e altre malattie dermatologiche su base autoimmune.
Presente a Milano anche 𝐉𝐨𝐧𝐚𝐭𝐡𝐚𝐧 𝐄. 𝐃𝐢𝐜𝐤𝐢𝐧𝐬𝐨𝐧, executive vice president del gruppo, che assegna all’Italia «un ruolo strategico cruciale» per lo sviluppo della presenza di Incyte in Europa: il Paese, contrariamente a quanto spesso si dice, un quadro complessivo più favorevole agli investimenti, rispetto ad altre realtà continentali.
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