Hiv
23 Febbraio 2026Pubblicati il 23 febbraio su NEJM i risultati finali dello studio LATITUDE che ha mostrato che il regime iniettabile long acting cabotegravir più rilpivirina ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto alla terapia orale quotidiana

I dati finali dello studio di fase III LATITUDE mostrano che il regime iniettabile long acting cabotegravir più rilpivirina ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto alla terapia orale quotidiana nel mantenere la soppressione virologica nelle persone con HIV con difficoltà di aderenza al trattamento antiretrovirale. I risultati, pubblicati il 23 febbraio sul New England Journal of Medicine, sono stati comunicati da ViiV Healthcare. Lo studio LATITUDE (Long-Acting Therapy to Improve Treatment Success in Daily Life) è un trial di fase III randomizzato e in aperto che ha coinvolto 453 partecipanti con difficoltà nell’assumere terapia orale quotidiana o usciti dai percorsi di cura. Dopo una fase iniziale di supporto all’aderenza e ottenimento della soppressione virologica, 306 partecipanti sono stati randomizzati a ricevere iniezioni long acting di cabotegravir e rilpivirina ogni quattro settimane oppure a continuare la terapia orale quotidiana. L’endpoint primario era rappresentato dal fallimento del regime, definito come combinazione di fallimento virologico o interruzione del trattamento per qualsiasi motivo. A 48 settimane il rischio cumulativo di fallimento è risultato pari al 22,8% nel gruppo trattato con regime iniettabile rispetto al 41,2% nel gruppo in terapia orale quotidiana, con una riduzione di quasi la metà. Tra i partecipanti trattati con il regime long acting, il 19% ha presentato fallimento del regime, inclusi il 3% di fallimenti virologici e il 16% di interruzioni definitive del trattamento. Nel gruppo in terapia orale il fallimento del regime è stato osservato nel 36% dei pazienti, con il 21% di fallimenti virologici e il 15% di interruzioni definitive. Ulteriori analisi hanno confermato la superiorità del regime iniettabile anche per fallimento virologico e fallimento correlato al trattamento, mentre il tasso complessivo di eventi avversi è risultato simile nei due gruppi. L’evento avverso più frequente nel gruppo long acting è stato la reazione nel sito di iniezione, con due interruzioni per questo motivo. La professoressa Antonella Castagna, primario di Malattie infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha commentato che i risultati evidenziano come la strategia long acting rappresenti un’opzione terapeutica efficace anche per persone con HIV con difficoltà di aderenza, favorendo il mantenimento del successo virologico in condizioni di maggiore fragilità. Lo studio LATITUDE è stato sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases e condotto dalla rete ACTG, con ulteriore supporto di istituti NIH, ViiV Healthcare e Johnson & Johnson. Sulla base dei risultati, è attualmente in corso lo studio randomizzato CROWN, che valuta l’efficacia e la sicurezza del regime iniettabile in persone con difficoltà di aderenza e viremia non soppressa.
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