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19 Gennaio 2026Uno studio del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss evidenzia una buona capacità di rilevazione della ketamina e criticità per altre sostanze

Uno studio del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia che i braccialetti colorimetrici per rilevare droghe nelle bevande risultano più affidabili nel caso della ketamina e meno efficaci per altre sostanze. Il lavoro è stato pubblicato online come lettera al direttore sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.
La ricerca ha valutato due diverse tipologie di dispositivi disponibili in commercio, progettati per segnalare la possibile presenza di sostanze attraverso un cambiamento di colore. I test sono stati condotti in laboratorio su bevande comunemente consumate in contesti ricreativi, tra cui vino bianco, spumante, gin e cocktail alcolici colorati.
Le bevande sono state addizionate con concentrazioni compatibili con un uso ricreativo di diverse sostanze: GHB, ketamina, scopolamina, cocaina, MDMA e benzodiazepine. Un passaggio cromatico, dal giallo all’arancione o dal rosa al blu a seconda del test utilizzato, indicava una possibile positività.
Nel caso della ketamina è stato osservato un cambio di colore definito, in particolare nei cocktail a base di gin. Per il GHB il viraggio cromatico è risultato meno netto, mentre benzodiazepine e MDMA non sono state rilevate. Per alcune sostanze, come la cocaina, il test rapido ha richiesto più ripetizioni per ottenere una risposta.
Gli esperimenti hanno evidenziato anche l’interferenza del colore delle bevande sulla precisione del rilevamento. Cocktail di colore intenso hanno ridotto la leggibilità del risultato e bevande a base di limone o arancia hanno determinato falsi positivi.
Secondo Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss, “i colori rappresentano uno dei punti critici di questi dispositivi: in condizioni di luce ridotta e variabile, come nelle discoteche, il passaggio da una colorazione all’altra può non essere percepito in modo inequivocabile. Una possibile soluzione potrebbe essere la sostituzione del colore con un simbolo”.
I dispositivi sono stati sviluppati per contrastare il fenomeno dello “spiking”, ovvero l’aggiunta intenzionale di una sostanza a una bevanda senza il consenso della persona, con l’obiettivo di alterarne le capacità cognitive o fisiche.
Lo studio segnala che sensibilità non sempre ottimale, limiti di rilevazione poco chiari e condizioni ambientali possono influenzare l’affidabilità dei risultati. Gli autori indicano la necessità di miglioramenti tecnologici per un utilizzo più esteso e affidabile.
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