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Emicrania

09 Dicembre 2025

Emicrania, fremanezumab migliora qualità di vita fino a 24 mesi

I dati della sub-analisi italiana dello studio PEARL mostrano che fremanezumab migliora qualità di vita e disabilità in emicrania episodica ad alta frequenza e cronica


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Una sub-analisi italiana dello studio osservazionale europeo PEARL mostra che fremanezumab migliora in modo significativo la qualità di vita nei pazienti con emicrania episodica ad alta frequenza e con emicrania cronica per l’intero periodo di osservazione di 24 mesi. I dati sono stati presentati durante il 19° European Headache Congress (EHC 2025), svoltosi a Lisbona dal 3 al 6 dicembre 2025.

Lo studio è stato condotto nella pratica clinica reale ed è stato guidato in Italia dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. La sub-analisi ha coinvolto 354 pazienti adulti arruolati in 30 centri italiani, trattati con fremanezumab, anticorpo monoclonale anti-CGRP indicato per la profilassi dell’emicrania. La qualità di vita è stata valutata mediante le scale MIDAS (Migraine Disability Assessment Scale) e HIT-6 (Headache Impact Test).

Tra i risultati principali, dopo 12 mesi il 75% dei pazienti con emicrania episodica ad alta frequenza ed emicrania cronica ha ottenuto una riduzione ≥50% del punteggio MIDAS rispetto al basale. Il beneficio si è mantenuto a 24 mesi nel 66,7% dei pazienti. In entrambi i gruppi diagnostici è stata osservata una riduzione significativa dei punteggi MIDAS e HIT-6, con miglioramento della capacità di lavorare, socializzare e svolgere le attività quotidiane.

Un altro dato rilevante riguarda la reversione dalla forma cronica a quella episodica. Dopo 12 mesi, il 71,9% dei pazienti con emicrania cronica ha presentato una riduzione dei giorni mensili di cefalea con ritorno alla forma episodica: nel 53,1% dei casi con 0–7 giorni/mese e nel 18,8% con 8–14 giorni/mese. Dopo 24 mesi, la reversione è stata osservata nell’86,7% dei pazienti cronici, con il 66,7% al di sotto dei sette giorni mensili e il restante 20% nella fascia 8–14 giorni.

Commentando i dati, Cristina Tassorelli, professoressa di Neurologia all’Università di Pavia e coordinatrice italiana dello studio, ha dichiarato: «Questi risultati sottolineano i benefici significativi che fremanezumab può apportare alla vita di pazienti che soffrono di emicranie altamente invalidanti».

Mario Cepparulo, Direttore medico di Teva Italia, ha aggiunto: «La sub-analisi del PEARL dimostra che fremanezumab non solo riduce il numero dei giorni di emicrania, ma migliora soprattutto la qualità di vita dei pazienti».

Lo studio PEARL è un’indagine osservazionale prospettica della durata di 24 mesi che ha coinvolto a livello europeo 1.140 pazienti con emicrania episodica o cronica. L’endpoint primario era la proporzione di soggetti con una riduzione ≥50% dei giorni mensili di emicrania nei primi sei mesi di trattamento, mentre gli endpoint secondari includevano l’andamento dei giorni di cefalea fino al mese 24 e i dati di aderenza e persistenza alla terapia.

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