maculopatie
20 Febbraio 2025Un dispositivo formato da un micro-telescopio impiantabile consente di migliorare la visione dei pazienti con degenerazione maculare legata all’età, o senile, in fase avanzata. L’ospedale Palagi è la prima struttura sanitaria in Italia dove è possibile eseguire l’impianto del micro-telescopio

Un dispositivo formato da un micro-telescopio impiantabile consente di migliorare la visione dei pazienti con degenerazione maculare legata all’età, o senile, in fase avanzata. A presentare le possibilità offerte dal device è stato il Dott. Francesco Barca, Direttore della SOC Oculistica dell’Ospedale Piero Palagi di Firenze, che insieme ad altri relatori, il giorno 15 febbraio scorso in un evento dedicato intitolato “L’approccio chirurgico all’ipovisione da degenerazione maculare senile in stadio avanzato: nuove prospettive” ha illustrato le specifiche di questa nuova tecnologia.
L’ospedale Palagi è la prima struttura sanitaria in Italia dove è possibile eseguire l’impianto del micro-telescopio mediante l’erogazione da parte del sistema sanitario regionale.
La degenerazione maculare senile è una delle prime cause di cecità e ipovisione al mondo ed è caratterizzata da una progressiva e grave compromissione della visione centrale. Mentre per la forma “umida” esistono trattamenti farmacologici, per la forma “secca” della degenerazione maculare senile - che colpisce circa l’80-85% dei pazienti - non esistono terapie approvate in Europa, in grado di rallentarne la progressione. Per le forme più avanzate, quando la visione centrale è ormai compromessa in modo irreversibile, un aiuto può arrivare dal sistema SING IMT, un ausilio visivo formato da un micro-telescopio protesico visivo impiantabile e da un sistema di rilascio del telescopio monouso sterile, per l’inserimento dell’impianto nell’occhio. Il device è indicato per gli scotomi centrali bilaterali in pazienti con compromissione della vista.
Secondo il Dott. Barca, “i criteri di selezione dei pazienti sono molto importanti e i singoli casi vanno valutati sia a livello di stato psicofisico che per quanto riguarda altre patologie oculari. Innanzitutto – ha precisato l’esperto - il paziente non deve essere stato operato di cataratta ad entrambe gli occhi, perché l’impianto viene sistemato al posto del cristallino naturale. Inoltre, un paziente con glaucoma, che ha una compromissione del campo visivo dell’occhio controlaterale, ad esempio va escluso”. Un altro aspetto da prendere in considerazione nel valutare l’impianto è la riabilitazione: “Bisogna educare i paziente a una nuova prospettiva – ha osservato il Dott. Barca - perché andranno a vedere in modo ingrandito con l’occhio operato e avranno bisogno dell’altro occhio non operato per muoversi in autonomia nell’ambiente circostante”. Oltre a un miglioramento in termini di acuità visiva, però, “i pazienti vanno soprattutto incontro a un miglioramento a livello delle normali attività quotidiane e quindi migliora la qualità della loro vita, torneranno a vedere il volto dei loro cari, a versarsi l’acqua nel bicchiere o mettere lo zucchero nel caffè, a poter guardare la TV: cose che possono essere estremamente difficili e delicate per un ipovedente”, ha concluso il Dott. Barca.
Samsara Vision, l’azienda produttrice del dispositivo è “fortemente convinta che questa tecnologia rappresenti un ausilio visivo molto importante per questo tipo di pazienti, facendo la differenza per loro, che in questo momento non hanno alternative terapeutiche. Una delle sfide principali è far sì che sempre più pazienti abbiano accesso a questa tecnologia, puntando alla riconoscibilità da parte delle Istituzioni di questo device, fino ad arrivare alla sua rimborsabilità, come accaduto per la Regione Toscana e nello specifico per l’ospedale Palagi, a cui i pazienti possono rivolgersi e qualora eleggibili all’impianto, essere sottoposti all’intervento chirurgico da parte del Dott. Barca ed inseriti in un percorso di riabilitazione visiva.
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