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12 Giugno 2024Il gotha degli scienziati esperti nel campo delle neurotrofine si è riunito per discutere il futuro delle neurotrofine che si apprestano a fare un salto dal punto di vista delle applicazioni terapeutiche dall'occhio al cervello, ma anche il Parkinson e la demenza
Il gotha degli scienziati esperti nel campo delle neurotrofine, scoperte negli anni '50 e rese celebri dal premio Nobel per la Medicina a Rita Levi Montalcini con l'Ngf (fattore di crescita nervoso), si è riunito a Roma per una due giorni dedicata proprio a discutere il futuro delle neurotrofine che si apprestano a fare un salto dal punto di vista delle applicazioni terapeutiche dall'occhio al cervello, inclusi i traumi cranici pediatrici e dell'adulto, ma anche il Parkinson e la demenza.
Le neurotrofine sono proteine coinvolte nello sviluppo, nella funzione e nella sopravvivenza dei neuroni. Sono state scoperte 70 anni fa da Rita Levi Montalcini con l'identificazione del Nerve growth factor o Ngf. La prima terapia basata sull'Ngf è arrivata con l'ok dell'americana Fda nel 2018 per il trattamento di una rara patologia oftalmica. "La scoperta delle neurotrofine negli anni '50 è stata una scoperta davvero rivoluzionaria, che ha cambiato il paradigma. È stato un lavoro brillante che ha cambiato il modo in cui pensavamo al funzionamento del nostro cervello ha detto Thomas Sudhof, premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 2013 e tra i relatori dell'evento romano Oggi si fa ancora troppa poca ricerca sulle neurotrofine, ma ci sono opportunità enormi. Queste opportunità si realizzeranno una volta che avremo una migliore comprensione di ciò che fanno le neurotrofine".
Secondo Marcello Allegretti, chief scientific officer Dompé farmaceutici, "le neurotrofine giocano un ruolo fondamentale nella fisiologia del sistema nervoso. In questo evento scientifico sentiremo anche quanto modulare il segnale delle neurotrofine sia importante per il trattamento di patologie acute e croniche dell'occhio e del sistema nervoso centrale. L'Ngf è stato per noi il primo esempio di una molecola che venendo dalla ricerca di base è stata trasformata in una terapia per una patologia rara oculare. Oggi il titolo dell'evento 'Dall'occhio al cervello' ci rimanda alla speranza che la vicinanza fra la ricerca e il mondo delle aziende che sa come trasformare l'innovazione in prodotto possa portare soluzione per altre patologie importante nel campo sia del sistema nervoso centrale che nella parte posteriore dell'occhio".
E sul fronte delle patologie neurodegenerative cosa può fare l'Ngf? "Si parlerà molto di questo aspetto chiarisce Allegretti Chiaramente il percorso di sviluppo di un farmaco è complesso ed è tanto più complesso quando le patologie sono eterogenee. È un filone però per cui noi partiremo da condizioni acute, come ad esempio dal trauma cranico e in particolare studieremo quello acuto nella popolazione pediatrica. Ma il sogno è il Parkinson e l'Alzheimer. Se vediamo quanto tempo è passato dalla scoperta dell'Ngf e l'arrivo del primo farmaco registrato, capiamo bene che è un tempo lungo, ma non dobbiamo rinunciare al potenziale dell'innovazione e l'unico modo è stare vicino a chi fa ricerca di base".
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