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Farmaci

05 Giugno 2023

Resistenze antimicrobiche, il farmacista clinico come driver di programmi di stewardship

Il fenomeno dell’antimicrobico resistenza è considerato una emergenza di salute pubblica a livello globale, e si stima possa, nel 2050, arrivare a causare 10 milioni di decessi; un numero paragonabile a quello associato ai decessi per patologie oncologiche nel 2020. È uno degli aspetti emersi nel corso del terzo convegno nazionale della rete infettivologica Sifact


Il fenomeno dell’antimicrobico resistenza (Amr) è considerato una emergenza di salute pubblica a livello globale, e si stima possa, nel 2050, arrivare a causare 10 milioni di decessi; un numero paragonabile a quello associato ai decessi per patologie oncologiche nel 2020. È uno degli aspetti emersi nel corso del terzo convegno nazionale della rete infettivologica Sifact, tenutosi a Torino il 26 maggio scorso, dal titolo “Il farmacista clinico come driver di programmi di stewardship efficaci”. La prima sessione dei lavori ha riguardato il contrasto all’antimicrobico resistenza con un focus sulla stewardship antibiotica.

Secondo un rapporto dell’Ecdc per il 2020, in Italia 19 decessi ogni 10mila abitanti possono essere attribuiti all’AMR. «Un numero solo apparentemente basso, se si pensa che è pari a quello dei decessi per tumore polmonare, e di poco inferiore a quello dei decessi per malattie cerebrovascolari. Inoltre, il dato sulle percentuali relative alle resistenze antimicrobiche è sensibilmente peggiorato dal 2005 al 2021, indice della mancanza di programmi di stewardship efficaci. Il cuore degli interventi di stewardship antimicrobica è rappresentato da raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche indipendenti, aggiornate periodicamente» afferma Evelina Tacconelli UOC malattie infettive AOU integrata di Verona.

La prescrizione di antibiotici, a ogni livello, dovrebbe avvenire secondo i criteri dell’evidence based medicine. «Ma in Italia non esistono linee guida che, con approccio basato sulle evidenze, forniscano raccomandazioni per il trattamento delle infezioni batteriche ospedaliere e comunitarie, e la profilassi chirurgica. Nella nostra AO di Verona abbiamo messo in atto un progetto, basato sull’intervento mirato di un infettivologo in ogni reparto, coadiuvato da un microbiologo e da un farmacista, che ha portato a una riduzione del 37% del consumo di antibiotici e alla riduzione di infezioni da batteri resistenti dal 31% al 58%».

L’Amr rappresenta una delle minacce per la salute globale da parte di autorità come l’Oms, che spinge i paesi a mettere in atto azioni per contrastarla. Spiega Silvia Bertagnolio, Coordinatrice nella divisione di resistenze agli antibiotici e antifungini dell’Oms, a Ginevra; «a oggi 130 paesi hanno condiviso i dati all’interno della rete globale sulla AMR, ma con limiti al loro utilizzo dovuti a una qualità eterogenea, e al fatto di non poter essere impiegati per raccomandazioni a livello nazionale. Le procedure di monitoraggio delle resistenze in altre patologie infettive, come l’HIV, possono essere di esempio, per il sistema che le caratterizza, anche per altri ambiti: protocolli standardizzati e solida strutturazione, con eccellente qualità dei dati raccolti, hanno permesso all’Oms di sviluppare delle linee guida evidence based. Lo stesso dovrebbe essere fatto nel caso delle resistenze antibiotiche».
Tra gli strumenti utili, e utilizzabili, per prevenire i fenomeni di resistenza, vi è il monitoraggio terapeutico (Tdm) che dovrebbe pertanto essere inserito nei programmi di stewardship antimicrobica.

Secondo Antonio d’Avolio, Dipartimento scienze mediche, Università di Torino «il Tdm può essere impiegato nella modulazione della concentrazione dei farmaci antiinfettivi, antibiotici e antifungini, poiché si è visto che le basse concentrazioni di antibiotici portano alla selezione di microorganismi resistenti. La variabilità intra-individuale nella farmacocinetica e nella farmacodinamica del paziente è inoltre tra le più importanti cause di fallimento del trattamento, e di tossicità per la terapia antibiotica e antimicotica; questi possono essere affrontati attraverso la individualizzazione del dosaggio e la sua ottimizzazione».

Inoltre i parametri di farmacocinetica e farmacodinamica sono essenziali per  modulare l’efficacia e la tossicità, e per consentire una gestione personalizzata delle terapia antinfettiva con vantaggi per il paziente e risparmi per il Ssn, diretti e indiretti. Indispensabile investire in personale dedicato, per rendere possibile una interpretazione a livello multidisciplinare da parte di farmacista e farmacologo clinico».

Nell’intento di attuare la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate ai processi assistenziali, l’Ulss 6 Euganea ha istituito il Gruppo multidisciplinare territoriale (Gmt) per l’uso corretto degli antibiotici in ambito umano, con l’obiettivo di monitorare l’uso di antibiotici sul territorio, informare medici farmacie e cittadini, e proporre audit con medici di medicina generale e pediatri sull’uso degli stessi. Precisa Umberto Gallo, UOC Assistenza farmaceutica territoriale, Aulss6 Euganea di Padova: «il territorio è il primo livello sul quale combattere l’antibiotico resistenza, attraverso iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione sull’utilità e il corretto uso degli antibiotici, e sulle conseguenze di un loro uso improprio. I dati indicano una frequente inappropriatezza delle prescrizioni; un quarto dei medici di medicina generale presenta un consumo superiore alla media, con picchi prescrittivi in corrispondenza di stagione invernale».

Il convegno è stata anche l’occasione per presentare i risultati preliminari dello studio osservazionale Mosaico (Multicenter Observational Sudy on cArt Optimization), progettato e coordinato da Sifact e avviato due anni fa, riguardante la ottimizzazione terapeutica in terapia antiretrovirale negli individui con Hiv.

Spiega Daniele Mengato, Farmacia Azienda Ospedale università di Padova e Presidente del comitato scientifico Sifact: «lo studio si pone l’obiettivo di verificare l’impatto delle strategie di semplificazione e ottimizzazione terapeutica, con la riduzione del numero di farmaci contenuti nello schema della terapia antivirale, e  il mantenimento della virosoppressione nel tempo, a 12, 24, 36 e48 mesi. Undici dei 22 centri partecipanti, dislocati in tutta Italia, hanno completato la fase di raccolta dati. I risultati ottenuti su questi primi 369 pazienti (sul totale dei 1000 previsti) che dovranno posi essere confermati dalla analisi finale, indicano un effetto positivo dell’efficacia delle strategie di ottimizzazione, nell’ottica della riduzione della tossicità a medio e lungo termine e delle possibili interazioni farmacologiche, oltre che del miglioramento dell’aderenza del paziente».

Stefania Cifani

TAG: ANTIBIOTICI

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