Farmaci
10 Marzo 2026Secondo uno studio citato da Affordable Medicines Italia, il parallel trade resta marginale nel nostro Paese rispetto alla media europea

In Italia l’importazione parallela dei farmaci rappresenta una quota ancora marginale del mercato, pari a circa l’1% delle vendite complessive, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 5%. È quanto emerge dai dati presentati da AMI – Affordable Medicines Italia, l’associazione delle aziende italiane dell’importazione parallela, secondo cui una maggiore diffusione del settore potrebbe generare risparmi rilevanti per il Servizio sanitario nazionale.
L’importazione parallela consiste nella possibilità di importare e commercializzare in un Paese dell’Unione europea un medicinale già autorizzato e venduto in un altro Stato membro, a condizione che sia essenzialmente analogo a un prodotto che ha già ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio nel Paese di destinazione. Il meccanismo è previsto dalla normativa europea sulla libera circolazione delle merci e consente la vendita diretta alle farmacie o alle strutture sanitarie attraverso autorizzazione dell’autorità competente, in Italia l’Aifa.
Secondo i dati citati nel comunicato, nel 2023 i medicinali importati parallelamente hanno rappresentato in Italia lo 0,85% delle vendite complessive in farmacia, suddivise tra 0,49% per la fascia A e 1,30% per la fascia C, mentre i farmaci di fascia H risultano sostanzialmente esclusi dal mercato parallelo nazionale.
A livello europeo il settore dell’importazione parallela ha registrato nel 2024 un valore di 7,76 miliardi di euro, con risparmi stimati tra 5 e 7 miliardi annui per i sistemi sanitari dei Paesi dell’Unione.
Secondo uno studio realizzato dal CEFAT – Centro di Economia del Farmaco e delle Tecnologie Sanitarie e dall’Università di Pavia, nel 2024 in Italia le vendite di farmaci importati parallelamente hanno raggiunto 69,8 milioni di euro, generando risparmi per il Servizio sanitario nazionale pari a circa 2,2 milioni di euro, ovvero il 3,1% in meno rispetto alla spesa che sarebbe stata sostenuta in assenza di importazioni parallele. Applicando la stessa percentuale all’intero valore dei farmaci di fascia A venduti nel 2023, pari a 7,7 miliardi di euro, si arriverebbe a una stima di risparmio potenziale per il sistema sanitario pari a circa 239 milioni di euro.
Secondo Gian Maria Morra, CEO di GMM Farma e presidente di AMI – Affordable Medicines Italia, il parallel trade potrebbe contribuire anche a mitigare le situazioni di carenza di medicinali e a rafforzare la concorrenza nel mercato farmaceutico. «Il parallel trade rappresenta uno strumento concreto per mitigare la carenza dei medicinali e un’importante opportunità per accrescere la concorrenza nel mercato farmaceutico», ha dichiarato.
L’associazione segnala tuttavia alcune criticità che, a suo giudizio, limiterebbero lo sviluppo del settore nel nostro Paese. Tra queste, i tempi di rilascio delle autorizzazioni all’importazione parallela, che secondo i promotori del settore possono superare i 240 giorni, a fronte dei 45 giorni indicati come termine ragionevole dalla Commissione europea.
Secondo AMI, una maggiore diffusione dell’importazione parallela richiederebbe interventi di semplificazione regolatoria e una revisione di alcune condizioni economiche previste dalla normativa nazionale, tra cui la riduzione minima del 7% rispetto al prezzo al pubblico del medicinale già presente sul mercato italiano. L’obiettivo indicato dall’associazione è favorire lo sviluppo di un mercato più competitivo, con possibili benefici in termini di accesso ai farmaci e sostenibilità della spesa sanitaria.
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