Pandemie
08 Giugno 2026Un articolo pubblicato su Emerging Infectious Diseases propone di utilizzare le evidenze sugli spillover animali-uomo per sviluppare strategie di prevenzione contro future pandemie

La prevenzione delle future pandemie dovrebbe iniziare prima dell'emergere del prossimo agente patogeno pandemico. È la proposta avanzata in un articolo pubblicato su Emerging Infectious Diseases, che invita a rafforzare le strategie di prevenzione primaria degli spillover zoonotici per ridurre il rischio associato al cosiddetto “Pathogen X”, il termine utilizzato dall'Organizzazione mondiale della sanità per indicare un agente patogeno ancora sconosciuto ma potenzialmente in grado di causare una grave epidemia globale.
Secondo gli autori, la maggior parte degli strumenti oggi disponibili per contrastare le pandemie, come vaccini e terapie, entra in gioco quando il patogeno ha già iniziato a diffondersi nella popolazione umana. Esiste però un'altra categoria di interventi che mira a ridurre il rischio che il salto di specie dagli animali all'uomo avvenga. Si tratta di strategie che agiscono sulle condizioni che favoriscono lo spillover, come le interazioni tra esseri umani e animali serbatoio, le pratiche professionali a rischio, i cambiamenti ambientali o i fattori ecologici che aumentano l'esposizione agli agenti zoonotici.
Gli autori evidenziano una difficoltà centrale nella costruzione di strategie basate sulle evidenze: le pandemie sono eventi rari e anche gli spillover che hanno dato origine a patogeni pandemici sono poco documentati. Per questo motivo risulta difficile ricostruire in modo completo le condizioni che hanno favorito l'emergenza di virus come quelli responsabili delle grandi pandemie del passato.
Al contrario, esistono numerosi virus zoonotici che compiono frequentemente il salto di specie ma che non riescono a trasmettersi efficacemente tra esseri umani. Tra gli esempi citati figurano il virus della rabbia, il virus di Lassa e il virus Puumala. Questi eventi, pur non generando epidemie su larga scala, producono una grande quantità di dati sulle dinamiche dello spillover che potrebbero essere utilizzati per comprendere meglio i fattori che favoriscono l'emergere di nuove minacce.
L'articolo propone un quadro concettuale che distingue i virus in base a due caratteristiche: la frequenza con cui passano dagli animali all'uomo e la loro capacità di trasmettersi tra persone. Secondo gli autori, il futuro Pathogen X probabilmente apparterrà alla categoria dei virus che compiono spillover raramente ma che possiedono, o possono acquisire, una trasmissibilità umana elevata.
Per colmare le attuali lacune conoscitive, i ricercatori propongono un programma di ricerca multidisciplinare che integri epidemiologia, virologia, ecologia e scienze sociali. L'obiettivo è individuare eventuali elementi comuni tra virus molto diversi tra loro, così da identificare fattori modificabili sui quali intervenire prima che si verifichi un'emergenza sanitaria.
In attesa di evidenze più solide, gli autori suggeriscono ai decisori politici e agli operatori della sanità pubblica di adottare un approccio precauzionale e utilizzare tutte le informazioni disponibili sugli spillover zoonotici per progettare e valutare interventi di prevenzione primaria. Secondo il lavoro, questa strategia potrebbe contribuire sia a ridurre il peso delle zoonosi già esistenti sia a diminuire il rischio di future pandemie.
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