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16 Gennaio 2026

Payback farmaceutico, Istituto Bruno Leoni: genera incertezza e frena investimenti e innovazione

Il payback farmaceutico nato come misura emergenziale oggi rappresenta un fattore strutturale di incertezza per il settore, con effetti potenzialmente negativi su investimenti e accesso all’innovazione


Payback dispositivi

Il payback farmaceutico nato come misura emergenziale oggi rappresenta un fattore strutturale di incertezza per il settore, con effetti potenzialmente negativi su investimenti e accesso all’innovazione. È la posizione espressa dall’Istituto Bruno Leoni, rilanciata in un articolo del Corriere della Sera, attraverso il commento del direttore ricerche e studi Carlo Stagnaro.

Nell’intervista a Corriere Stagnaro sottolinea che “all’epoca c’era una questione emergenziale, legata ai conti pubblici: serviva a tagliare le uscite pubbliche. Passata l’emergenza, avrebbe dovuto venir meno anche la misura”. Secondo l’IBL, invece, il meccanismo è rimasto e continua a gravare sulle imprese farmaceutiche: in caso di sforamento dei tetti regionali di spesa, le aziende sono chiamate a coprire parte dell’eccesso. Nel 2024 lo sforamento è stato pari a circa 4 miliardi di euro, con un esborso di 2 miliardi per il settore, destinato a salire a 2,3 miliardi nel 2025.

L’Istituto si era già espresso nel corso del 2025 sul meccanismo del payback con diversi articoli in cui metteva in evidenza il fatto che “il payback genera incertezza tra gli operatori del settore farmaceutico, forzati ad accantonare risorse in vista di un indeterminabile scostamento da ripianare”.  Un concetto ribadito oggi anche in uno studio dell'Istituto, citato dal Corriere in cui viene sottolineato che la riduzione del payback prevista dalla Legge di Bilancio 2026 rappresenta un passo, ma non è sufficiente: l’obiettivo dovrebbe essere la sua eliminazione, anche alla luce degli sviluppi internazionali.

“Soprattutto alla luce delle novità che vengono dagli Usa, con l’adozione del Most Favored Nation, che prevede un allineamento del prezzo dei farmaci negli Usa a quello più basso tra paesi (Italia compresa) con un Pil pro capite paragonabile” che non tiene conto del prezzo di listino, “ma quello effettivo, calcolato sottraendo i payback presenti nei Paesi”. Questo meccanismo, secondo il paper potrebbe tradursi in ritardi nell’introduzione dei farmaci o in una riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo: “Se il prezzo americano diventa soggetto a un tetto implicito, legato alle prassi in vigore negli altri paesi, ci si può aspettare che l’introduzione dei farmaci in questi ultimi verrà ritardata (o si ridurrà la spesa in ricerca e sviluppo, o entrambe le cose).

“Se il governo - conclude il paper - scegliesse di non limitarsi a ritoccare i tetti di spesa e riuscisse invece a trovare le risorse e i meccanismi di governo della spesa per eliminare il payback, secondo un’ottica di misurazione degli esiti della spesa e di valorizzazione del ruolo dei farmaci come investimento sulla salute, darebbe un forte segnale di discontinuità”.

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