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Rapporto Oasi

03 Dicembre 2025

SSN, Rapporto Oasi: coperta corta tra bisogni crescenti e risorse limitate

Nel 26° Rapporto Oasi del CERGAS-Sda Bocconi, la sostenibilità del SSN passa dalla riallocazione delle risorse e dalla definizione delle priorità


fondi sanità

Il Servizio sanitario nazionale si trova in una fase di “coperta corta tra bisogni crescenti e risorse limitate”, secondo il 26° Rapporto Oasi del CERGAS–Sda Bocconi School of Management, presentato a Roma il 3 dicembre. Il documento indica come insufficienti tre “narrazioni consolatorie” che dominano il dibattito pubblico — incremento del finanziamento, programmi di razionamento della spesa e azzeramento delle liste d’attesa — giudicate incapaci di garantire da sole la sostenibilità del sistema.

Secondo il Rapporto, la tenuta dell’universalismo richiede una profonda riallocazione delle risorse e la definizione chiara delle priorità di intervento, orientando i servizi verso chi presenta bisogni più intensi, urgenti e complessi. La gestione della domanda deve diventare centrale: il SSN, evidenzia Oasi, non può continuare a inseguire tutta la domanda espressa senza un governo delle prestazioni erogabili.

Tra i segnali critici, il documento rileva che solo circa il 60% delle prescrizioni si traduce in una prestazione in regime SSN, mentre il restante 40% viene assorbito dal privato o genera percorsi ripetitivi e riconducibili alla rinuncia alle cure.

Sul fronte della non autosufficienza, gli anziani in condizioni di fragilità superano i 4 milioni, ma l’accesso alle Rsa riguarda solo l’8% dei pazienti. L’assistenza domiciliare integrata copre il 31% delle persone fragili, con un numero di ore assistenziali in diminuzione rispetto agli anni precedenti alla pandemia.

Persistono inoltre marcate disuguaglianze territoriali: aspettativa di vita e anni vissuti in buona salute continuano a variare significativamente tra Regioni, in parallelismo con un divario socio-educativo che il solo intervento sanitario non riesce a colmare.

Il Rapporto segnala anche una variabilità ingiustificata nell’utilizzo dei servizi sanitari, con forti differenze regionali e intra-regionali negli accessi alla specialistica ambulatoriale, ai pronto soccorso, ai ricoveri, agli screening e alle vaccinazioni, nonostante una distribuzione delle risorse formalmente equa. Il consumo di prestazioni, sottolinea Oasi, dipende ancora troppo da fattori organizzativi e contingenti piuttosto che dal reale bisogno clinico.

“La sostenibilità del sistema passa dalla capacità di definire chi viene prima, con quali servizi e con quale intensità assistenziale. Non significa ridurre l’universalismo, ma proteggerlo”, ha dichiarato Francesco Longo, responsabile scientifico del Rapporto Oasi.

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