Virus sinciziale
26 Novembre 2025Il report di Cittadinanzattiva segnala buona copertura neonatale con l’anticorpo monoclonale, ma forti criticità per adulti fragili, anziani e vaccinazione materna

La copertura contro il virus respiratorio sinciziale (VRS) nei neonati supera l’80% grazie al modello organizzativo basato sulla somministrazione dell’anticorpo monoclonale nei punti nascita e nei centri vaccinali dedicati. È il dato più positivo emerso dal documento finale del progetto “Osservatorio VRS: accesso equo alla prevenzione”, promosso da Cittadinanzattiva, che ha analizzato l’introduzione dei nuovi strumenti di immunizzazione in Italia e le criticità che ostacolano un accesso omogeneo nei diversi target di popolazione.
Per la stagione 2025-2026, l’avvio è stato sincronizzato in tutte le Regioni per la coorte dei neonati, con attivazione dei punti nascita per i nati in stagione e dei centri vaccinali o dei pediatri di libera scelta per i nati fuori stagione. Accanto a questi risultati, il report segnala cinque criticità strutturali che compromettono equità e stabilità del sistema: governance nazionale insufficiente, disomogeneità territoriale, comunicazione pubblica inadeguata, finanziamento non adeguato e lentezza nell’accesso alle innovazioni.
Secondo l’Osservatorio, l’Italia «ha tutti gli strumenti per contrastare efficacemente il VRS», ma manca una strategia programmatica unitaria. «L’immunizzazione dei neonati con anticorpo monoclonale è un modello che funziona; per la vaccinazione materna sembrano esserci passi in avanti; mentre per gli adulti fragili e anziani non esiste una programmazione nazionale strutturata, con la sola Sicilia ad aver formalizzato l’offerta», afferma Valeria Fava, coordinatrice nazionale delle politiche per la salute di Cittadinanzattiva. Il report ricorda l’impatto del VRS in termini di ricoveri e mortalità negli over 60 e nei soggetti fragili.
Sul fronte della vaccinazione materna, l’Osservatorio parla di un’opportunità mancata: per la stagione 2025-2026 è stata inclusa nell’offerta solo da Sicilia, Marche e Basilicata, in assenza di un indirizzo e di risorse nazionali dedicate. Il target degli adulti fragili e degli anziani resta invece privo di una cornice nazionale, nonostante le raccomandazioni del Calendario per la vita e delle società scientifiche, e nonostante che in diversi Paesi europei la vaccinazione anti-VRS per gli adulti vulnerabili sia già stata introdotta.
Le criticità riguardano anche la bozza di Intesa di novembre 2025, che propone un pilota nazionale giudicato insufficiente e potenzialmente rallentante. Il finanziamento previsto di 50 milioni di euro è ritenuto non adeguato soprattutto includendo la vaccinazione in gravidanza. L’Osservatorio segnala inoltre ritardi ricorrenti nella ripartizione delle risorse, con effetti sulla tempestività delle campagne.
Per quanto riguarda i neonati, la bozza di Intesa presenta un ulteriore elemento di criticità: limita la coorte di recupero ai soli nati nei 100 giorni precedenti, restringendo l’ambito rispetto alle indicazioni utilizzate nella stagione precedente. Una posizione coerente con le osservazioni avanzate dalle Regioni nel documento diffuso dal Coordinamento Interregionale Prevenzione.
L’Osservatorio propone infine una serie di raccomandazioni operative articolate in cinque aree: re-istituzione di un organismo tecnico nazionale come il NITAG; aggiornamento rapido del Calendario vaccinale e del PNPV; inclusione degli strumenti di immunizzazione efficaci nei LEA; standardizzazione dei modelli organizzativi regionali; aumento e vincolo della quota di finanziamento dedicata alla prevenzione; maggiore tempestività nella ripartizione delle risorse; sviluppo di un piano nazionale di comunicazione integrata sulle infezioni respiratorie; capacità di programmare e integrare rapidamente le innovazioni.
Tutte le informazioni sul progetto “Osservatorio VRS: accesso equo alla prevenzione” sono disponibili sul sito di Cittadinanzattiva.
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