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01 Luglio 2025Con 2.674 studi clinici attivati dal 2022 a oggi, l’Italia si conferma al quarto posto in Europa per attività sperimentale, alle spalle di Spagna, Francia e Germania. Un risultato incoraggiante, ma che convive con criticità strutturali importanti

Con 2.674 studi clinici attivati dal 2022 a oggi, l’Italia si conferma al quarto posto in Europa per attività sperimentale, alle spalle di Spagna, Francia e Germania. Un risultato incoraggiante, ma che convive con criticità strutturali importanti, a partire dalla cronica carenza di finanziamenti pubblici, dalla scarsità di personale specializzato e da una scarsa coordinazione tra i centri di ricerca. È quanto emerso a Roma durante il convegno nazionale della ConFederazione Oncologi, Cardiologi ed Ematologi (FOCE).
«Investiamo ogni anno circa 2,8 miliardi di euro nella ricerca biomedica, ma solo il 39% arriva da fondi pubblici. Il resto è sostenuto dall’industria, soprattutto farmaceutica», ha dichiarato il prof. Francesco Cognetti, presidente FOCE. «Nell’oncologia, solo il 20% degli studi su nuovi farmaci è no profit. Serve un cambio di passo».
Nel mirino anche la disomogeneità del sistema IRCCS. In Italia sono oggi attivi 54 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, ma molti – denuncia FOCE – conducono pochi o nessuno studio clinico. «Alcuni IRCCS mostrano indici bibliometrici ben al di sotto degli standard internazionali. È necessario stabilire requisiti minimi e fermare l’espansione incontrollata degli accreditamenti», ha aggiunto Cognetti.
Accanto agli IRCCS, anche gli Enti pubblici di ricerca (EPR) come l’Istituto Superiore di Sanità potrebbero avere un ruolo maggiore nell’integrazione e promozione della ricerca traslazionale, ha sottolineato Luisa Minghetti, direttrice ISS.
Altro nodo critico è l’accesso ai farmaci innovativi, che richiede anche oltre 500 giorni dall’approvazione EMA a causa dei passaggi nei prontuari terapeutici regionali. «Una disparità che lede l’articolo 32 della Costituzione», ha detto Cognetti. Anche Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia, ha ribadito il problema delle disuguaglianze territoriali: «Non tutti i 21 sistemi sanitari regionali garantiscono lo stesso accesso ai trattamenti, soprattutto per i farmaci salvavita».
Nel convegno si è fatto il punto anche sullo stato della ricerca nelle grandi aree cliniche. In oncologia, la sopravvivenza a cinque anni ha raggiunto il 59% per gli uomini e il 65% per le donne. In ematologia, secondo Paolo Corradini, le nuove terapie personalizzate permettono di guarire una quota sempre maggiore di pazienti. Per le malattie cardiovascolari, che restano la prima causa di morte in Italia, servono nuovi sforzi di ricerca e prevenzione, anche attraverso intelligenza artificiale e farmaci innovativi, ha dichiarato Ciro Indolfi, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia.
FOCE ha rilanciato alcune proposte chiave:
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