Dati sanitari
02 Novembre 2026Al terzo incontro di “Milano chiama Roma” istituzioni, Irccs e industria chiedono regole uniformi e integrazione dei dati sanitari

Integrare i dati sanitari, garantirne la qualità fin dall’origine e rendere chiare e uniformi le regole per il loro utilizzo, all’interno di un modello nazionale condiviso, così da trasformare il patrimonio informativo prodotto da Irccs, ospedali e territorio in evidenze a supporto delle decisioni di salute pubblica.
Questi alcuni degli auspici emersi dal terzo appuntamento del ciclo “Milano chiama Roma”, promosso dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso e dal consigliere regionale e membro Aifa Emanuele Monti, con l’obiettivo di creare un ponte stabile tra Regione Lombardia e istituzioni nazionali sui temi strategici della sanità pubblica. Al centro del confronto tra istituzioni, Irccs, università, pazienti e industria “Il valore dei dati sanitari per la ricerca negli Irccs. Dalle evidenze alla programmazione per un Servizio sanitario nazionale più sostenibile”,
Privacy e valorizzazione dei i dati disponibili
La normativa vigente in Italia consente agli Irccs pubblici e privati di fondare su una specifica base giuridica l’utilizzo per ulteriori finalità di ricerca dei dati personali raccolti a scopo di cura. Il Garante per la privacy ha chiarito che la disposizione riguarda la ricerca medica, biomedica ed epidemiologica, prospettica e retrospettiva, compresi gli studi multicentrici promossi dagli Irccs, e prevede specifici adempimenti, tra cui la valutazione d’impatto e la sua pubblicazione. A questo quadro si aggiunge la legislazione europea che, con lo European Health Data Space (EHDS), ha introdotto regole per il riutilizzo sicuro dei dati sanitari a fini di ricerca.
«Gli Irccs producono ogni giorno un preziosissimo patrimonio di informazioni che nasce dall’incontro tra ricerca e pratica clinica. Il salto di qualità consiste nel riuscire a trasformarlo in evidenze affidabili, mettendo in relazione dati diversi e rendendoli utilizzabili per la ricerca, la valutazione dell’innovazione e la programmazione sanitaria», sottolinea Alessandro Venturi, presidente della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo. «La sfida non è avere più dati, ma creare le condizioni regolatorie, tecnologiche e organizzative perché possano generare conoscenza e, attraverso questa, migliorare concretamente la presa in carico dei pazienti da parte del Servizio sanitario nazionale, contribuendo alla sostenibilità del nostro sistema salute».
La vera questione è, dunque, la massima valorizzazione di questi dati, rendendo più appetibile il Paese dal punto di vista degli investimenti in ricerca clinica, tanto più in un periodo nel quale la competizione con Stati Uniti e Cina si fa sempre più agguerrita.
«Il messaggio emerso è chiaro: il patrimonio informativo prodotto dagli Irccs e dal Servizio sanitario nazionale è una risorsa straordinaria, che può esprimere tutto il suo valore solo se messa a sistema. Gli strumenti per farlo in sicurezza ci sono e le esperienze presentate oggi dimostrano che funzionano. Serve un modello nazionale capace di far emergere e valorizzare le migliori esperienze regionali e dei centri di eccellenza, rendendole patrimonio comune del Paese: una governance nazionale costruita con un contributo forte delle Regioni, con regole chiare e nel pieno rispetto della tutela delle persone», afferma Monti.
«Siamo in un momento cruciale e serve accelerare sull’integrazione dei dati sanitari. La sanità ha una specificità che va riconosciuta: riguarda la salute e la vita delle persone, e le informazioni devono poter circolare più rapidamente, sempre nel rispetto della tutela dei dati», sintetizza Francesco Saverio Mennini,capo del Dipartimento programmazione, dispositivi medici e farmaco del ministero della Salute. «Il modello previsionale sviluppato dal Ministero mostra che cosa significa usare bene i dati: conoscere il fabbisogno reale della popolazione, definire le priorità, disegnare i percorsi di cura e individuare le tecnologie più efficaci. Se riuscissimo a collegare le informazioni di Ministero, Aifa, Inail e Inps, avremmo uno strumento straordinario per la prevenzione, a partire dall’oncologia, e per razionalizzare le risorse. Significa prendere in carico i pazienti nel modo più tempestivo possibile e rendere più sostenibile il nostro Ssn»
All’obiettivo di costruire un ecosistema nel quale il dato possa accompagnare l’intero ciclo dell’innovazione - dalla ricerca clinica alla valutazione, fino alla misurazione degli esiti nella pratica clinica - contribuisce anche l’iniziativa “Ricerca Circolare”, avviata alcuni mesi fa da Roche. In rappresentanza di Roche Italia il direttore medico Anna Maria Porrini traccia un quadro con luci e ombre: «Come Roche siamo orgogliosi dell’innovazione, che, con impegno, portiamo in Italia collaborando con tutti gli attori del Sistema Salute con tutti gli attori del Sistema Salute, anche se oggi il nostro Paese si trova in un punto di stallo: pur contando su professionisti straordinari e centri di eccellenza, l’Italia rischia di perdere terreno nell'attrarre investimenti rispetto ad altri Paesi europei e non. Il futuro della ricerca risiede anche nella capacità di valorizzare i numerosi dati della pratica clinica e quelle evidenze derivanti dalla ricerca che si basa sui Real World Data. Ci uniamo alle voci degli esperti e delle istituzioni, che hanno preso parte a questo confronto, auspicando la costruzione di una governance dei dati solida e condivisa, capace di avere un impatto tangibile per i pazienti, di guidare le decisioni cliniche e di sanità pubblica e di far crescere la ricerca italiana».
La strada da seguire
Dal dibattito sono emerse alcune linee guida.
1. Dalle regole alla pratica. Gli strumenti normativi esistono già: la sfida è applicarli in modo chiaro e uniforme, attraverso il confronto su casi concreti tra ricercatori, responsabili della protezione dei dati, comitati etici e istituzioni e più competenze nelle strutture.
2. Dati di qualità fin dall’origine. Definizioni e codifiche condivise, a partire dai fattori di rischio, e sistemi capaci di dialogare tra loro, senza doppi inserimenti.
3. Una Real World Evidence a tutto campo. Integrare dati ospedalieri, medicina generale e sorveglianze di popolazione, per produrre evidenze utili a prevenzione, valutazione degli esiti, appropriatezza e programmazione.
4. Cittadini protagonisti. Promuovere l’altruismo dei dati, coinvolgere stabilmente le associazioni e restituire i risultati a chi i dati li mette a disposizione e a chi li produce. Un tema su cui ha insistito in particolare Cittadinanzattiva, richiamando l’importanza di una cultura condivisa del dato.
5. Un tavolo di lavoro verso un documento condiviso. I promotori hanno proposto di proseguire con approfondimenti tematici, a partire dai framework etico-legali, per arrivare nei prossimi mesi a un documento validato da presentare a Milano.
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