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30 Ottobre 2026Gli Ordini TSRM e PSTRP del Lazio impugnano la delibera regionale 669/2026 sulle attività professionali

Cinque Ordini delle professioni sanitarie del Lazio hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) contro la deliberazione della Giunta regionale del Lazio n. 669 del 6 agosto 2026, che disciplina gli studi professionali medici, odontoiatrici e degli altri esercenti professioni sanitarie regolamentate. L'azione, notificata il 27 ottobre e accompagnata da un'istanza cautelare, punta a ottenere l'annullamento delle disposizioni contestate.
A promuovere il ricorso sono gli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM e PSTRP) di Roma e provincia, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, rappresentati rispettivamente dai presidenti Andrea Lenza, Raffaele Riccio, Vincenzo Bonetti, Antonio Fasciolo ed Elga Rovito.
La deliberazione regionale ha revocato le precedenti disposizioni n. 447/2015 e n. 1247/2025, introducendo una nuova disciplina per le tipologie di studi professionali non soggetti ad autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria.
Secondo quanto riferito dagli Ordini, le principali contestazioni riguardano le limitazioni alla condivisione di locali e attrezzature tra professionisti, le restrizioni alle collaborazioni interdisciplinari e gli obblighi di registrazione delle prestazioni occasionali e saltuarie svolte da altri professionisti.
Uno dei punti centrali del ricorso riguarda la possibilità di utilizzare gli stessi spazi in momenti differenti, mantenendo autonome le attività professionali. Gli Ordini contestano le restrizioni che limitano l'utilizzo alternato dei locali a professionisti della stessa professione sanitaria o di discipline omogenee. A loro giudizio, la condivisione di spazi e risorse non dovrebbe comportare automaticamente una diversa qualificazione dello studio, senza una valutazione delle attività svolte, della complessità organizzativa e dei rischi per la salute.
Il ricorso richiama inoltre possibili soluzioni organizzative alternative, tra cui la separazione temporale delle attività, l'utilizzo autonomo delle attrezzature e il rispetto di specifici requisiti igienico-sanitari.
Un'altra contestazione riguarda il registro delle prestazioni occasionali e saltuarie rese da altri professionisti. Secondo i ricorrenti, occorrono criteri più precisi per distinguere queste prestazioni dalle collaborazioni ordinarie o continuative, evitando incertezze nell'applicazione degli obblighi documentali.
Gli Ordini chiedono anche una verifica dei criteri che determinano il passaggio dal regime semplificato a quello autorizzativo e delle disposizioni transitorie previste per gli studi già operanti.
L'iniziativa giudiziaria segue una nota inviata alla Regione il 30 settembre 2026, nella quale i cinque Ordini avevano già segnalato criticità applicative e avanzato proposte di modifica.
Secondo i ricorrenti, le limitazioni contestate potrebbero aumentare i costi fissi degli studi e incidere sulle possibilità di collaborazione tra professionisti sanitari. Con il ricorso chiedono al Tar di verificare la legittimità delle disposizioni impugnate rispetto ai principi di legalità, ragionevolezza e proporzionalità, oltre che al riparto delle competenze statali in materia di professioni sanitarie e tutela della salute.
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