sanità
18 Aprile 2024La carenza di personale e di servizi rischia di creare fenomeni di desertificazione sanitaria in alcune aree del Paese. È l'allarme lanciato da Cittadinanzattiva nel corso dell'evento "Desertificazione sanitaria: verso una nuova alleanza per colmare il vuoto"
La carenza di personale e di servizi rischia di creare fenomeni di desertificazione sanitaria in alcune aree del Paese. È l'allarme lanciato da Cittadinanzattiva nel corso dell'evento "Desertificazione sanitaria: verso una nuova alleanza per colmare il vuoto" a Roma. Deserto sanitario indica "situazioni o contesti in cui si manifestino gravi criticità nell'incontro tra bisogni di salute, domanda e offerta sanitaria", ha spiegato Giovanni Baglio, direttore Uoc Ricerca di Agenas. Significa dunque, "non solo mancanza di strutture o professionisti sanitari, ma anche situazioni in cui la qualità delle cure è scarsa o specifici sottogruppi della popolazione non hanno accesso all'assistenza sanitaria". In Italia, molte aree sono esposte a questo rischio. Il progetto europeo Ahead (Action for Health and Equity Addressing Medical Deserts), a cui ha preso parte Cittadinanzattiva, ha analizzato alcuni indicatori relativi al personale, scoprendo, per esempio, che nel 2020 Asti e provincia contavano meno pediatri per numero di bambini rispetto al resto di Italia (ogni professionista segue 1.813 bambini a fronte di una media nazionale di 1.061) ; nella provincia di Bolzano ogni medico di medicina generale segue 1.539 cittadini contro una media nazionale di 1.245; a Caltanissetta e provincia c'è un ginecologo ospedaliero ogni 40.565 donne (la media italiana è di 1 ogni 4132); a Bolzano si trova un cardiologo ospedaliero ogni 224.706 abitanti (la media è di 1 ogni 6741). "La carenza di servizi sul territorio, la penuria di alcune specifiche figure professionali, la distanza dai luoghi di salute in particolare nelle aree interne del Paese, periferiche e ultraperiferiche, rappresenta un elemento di disequità nell'accesso alle cure e alle prestazioni", ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. Questo problema "va affrontato attraverso un'alleanza tra istituzioni, professioni sanitarie e cittadini".
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati del progetto europeo Meteor, effettuato in Belgio, Paesi Bassi, Polonia e Italia. Il 9% dei medici e il 14% degli infermieri esprimono l'intenzione di lasciare del tutto la professione sanitaria. A questi si somma un 16% dei medici e un 8% degli infermieri che intende lasciare il proprio ospedale. "Sono maggiormente a rischio gli operatori sanitari più giovani e coloro che lavorano sotto stress, in contesti ospedalieri caratterizzati da carenze organizzative e inadeguatezza di attrezzature e materiali e da un clima interno poco collaborativo e stimolante", ha dichiarato Domenica Matranga, professoressa ordinaria di statistica medica all'Università di Palermo, tra i partner del progetto Meteor. "Tra le politiche in grado di trattenere la forza lavoro sanitaria, lo studio ha evidenziato come più efficaci quelle a sostegno del personale, la formazione mirata e specifica per la leadership, la retribuzione competitiva, l'alleggerimento del carico burocratico e l'adeguamento delle piante organiche", ha aggiunto. Questi dati sono confermati da una ricerca condotta lo scorso anno da Cittadinanzattiva: "Poco meno della metà è soddisfatto del proprio percorso professionale ma in egual misura si dice insoddisfatto del proprio ambiente di lavoro che stimola poco o per niente la realizzazione personale e la crescita professionale", ha affermato Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva. "Oltre il 40% dichiara di avere carichi di lavoro insostenibili e quasi un terzo denuncia di essere stato vittima, negli ultimi tre anni, di aggressione (verbale o fisica) da parte degli utenti".
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