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Medicina

04 Novembre 2022

La mobilità sanitaria non si ferma e i tempi di attesa peggiorano. I dati aggiornati su interventi chirurgici e screening

Durante la pandemia sono crollati gli screening oncologici ma non il rispetto dei tempi d’attesa per gli interventi sui pazienti con tumore. Oltre al virus, forse anche una migliore appropriatezza nell’offerta di cure salvavita nelle regioni ha contribuito a contenere l’emigrazione sanitaria. Lo si evince dal Rapporto dell’Agenzia dei Servizi sanitari regionali


Durante la pandemia sono crollati gli screening oncologici ma non il rispetto dei tempi d’attesa per gli interventi sui pazienti con tumore. Oltre al virus, forse anche una migliore appropriatezza nell’offerta di cure salvavita nelle regioni ha contribuito a contenere l’emigrazione sanitaria. Lo si evince dal Rapporto dell’Agenzia dei Servizi sanitari regionali sulla mobilità sanitaria presentato a Roma. L’Agenas, il braccio del Ministero della Salute preposto al controllo dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, valuta mobilità sanitaria, tempi d’attesa degli interventi chirurgici e la ripresa delle attività di specialistica ambulatoriali. E ammette: con l’emergenza pandemica negli ospedali è stato più difficile rispettare i tempi per gli interventi; in oncologia non ci si è riusciti in media per un cittadino su dieci; ma in qualche regione - Abruzzo Toscana Lombardia Sicilia Val d’Aosta e Campania -sono migliorate le performance. Il crollo dovuto agli ospedali intasati ha riguardato invece altri interventi e soprattutto la diagnostica dove si recupera solo ora.

La mobilità - Il valore delle prestazioni dovute a migrazioni di pazienti da una regione all’altra è crollato nel 2020 da 2,8 a 2,1 miliardi di euro ed è poi risalito a 2,46 miliardi nel ’21. Negli ultimi due anni sono usciti meno cittadini in cerca di cure dal Sud. Quello della Campania, di circa 200 milioni, resta lo sbilancio più alto nel ’21, ma in diminuzione rispetto al 2017; seguono la Calabria (con il saldo negativo pro capite comunque più elevato d’Italia) la Sicilia e la Puglia; l’unica regione in crescita come deficit è la Liguria mentre il Lazio, il Piemonte ed il Molise passano da uno sbilancio ad un avanzo, che rivela come si siano trasformate in regioni “accoglienti”. Altre regioni di immigrazione hanno invece perso appeal. La Lombardia nel ’21 ha quasi dimezzato gli introiti, da 500 milioni a meno di 300, a beneficio dell’Emilia Romagna e del Veneto, in lieve crescita; forte diminuzione anche per la Toscana. Passa da un lieve avanzo ad un lieve deficit l’Umbria. Vincenzo Pomo, delegato del presidente Agenas Enrico Coscioni, sottolinea come una quota pari al 50% degli spostamenti riguardi frontalieri, cittadini che vivono più vicini all’ospedale di approdo in un’altra regione che a quello di riferimento della propria, mentre un 20-25% riguardi alte specialità non trovabili “sotto casa”. Giovanni Migliore presidente della federazione delle aziende sanitarie Fiaso continua a vedere peraltro migrazioni per interventi minori, specie al Sud, e punta il dito sulla crescente difficoltà nelle regioni in deficit, dati i costi energetici, di mantenere il pareggio di bilancio cui sono vincolate senza intaccare le potenzialità d’investimento.

Tempi d’attesa in chirurgia - Agenas offre anche i dati sulla tempestività d’intervento nei tumori maligni di mammella e colon retto tra il 2019 e il ‘21 misurata su volume degli interventi, rispetto dei tempi della classe (30 giorni) ed uso della classe di priorità A, urgente. Ci sono regioni in grado di identificare le urgenze più di altre, ma non tutte sono puntuali nel rispettare i tempi per le urgenze identificate. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana ed anche Abruzzo rispettano i parametri sui tumori della mammella, Campania Sicilia e soprattutto Calabria trovano meno urgenze della media anche se poi rispettano i 30 giorni; sul fronte opposto – ricorrenza delle urgenze elevata e lievemente minore puntualità sui tempi– ci sono le regioni benchmark Marche ed Umbria, oltre che Liguria e Piemonte. Ovviamente, chi trova più urgenze, anche se lento, tende ad incontrare di più i fabbisogni della popolazione. Sul colon c’è una performance analoga, e migliore da parte di regioni, come la Basilicata, la cui offerta di prestazioni in altri campi nel 2020-21 è crollata. La risposta buona dei sistemi sanitari sui tumori è confermata per la Lombardia dall’ormai ex assessore Letizia Moratti. Le associazioni che guardano al punto di vista degli utenti segnalano comunque distorsioni sui dati. Rosaria Iardino (Fondazione the Bridge) sottolinea come in regioni efficienti accada che l’intervento oncologico si programmi entro sette giorni e poi al sesto arrivi al paziente la telefonata di rinvio, e nelle statistiche Agenas possa restare il dato della prenotazione originaria attestante il rispetto dei tempi. Sempre sui tempi d’attesa, Migliore invita a non considerarli indicatore principe solo per interventi salvavita, e ad inserire una certa sensibilità su interventi che cambiano la qualità di vita del paziente, ad esempio su ipertrofia prostatica benigna.

Specialistica ambulatoriale - L’Agenas offre infine un’analisi sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali per il recupero delle liste d’attesa. Qui il calo c’è stato, nel 2020, da 600 ogni 100 mila abitanti a 292. Nelle regioni più piccole come Basilicata, Trento-Bolzano, Val d’Aosta il calo supera di molto il 50% e nel 2021 in Basilicata ha sfiorato il 70%, il valore mediano 2020 si attesta però su un – 30%, che l’anno dopo le regioni hanno portato a un –15/30%; nel 2022 si va rientrando. Interessante l’osservazione di Tonino Aceti del think tank Salutequità: «Le regioni che più hanno recuperato prestazioni e nei tempi previsti, Lazio e Campania, sono quelle dove il personale del Servizio sanitario è più risicato, sui 5 operatori ogni 1000 abitanti; che accanto alla questione del personale per incrementare le prestazioni ci siano altre leve da muovere, ad esempio il potenziamento della specialistica territoriale?» Lo stesso Aceti avverte il ritardo della prevenzione, e - in oncologia - degli screening organizzati, «per il recupero delle liste d’attesa la Finanziaria 2022 ha puntato 500 milioni ma solo per quest’anno, sul 2023 serve un investimento».

TAG: OSPEDALI

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