Governo e Parlamento
20 Novembre 2023 Troppo regionalismo nell’Agenzia del Farmaco riformata. E in un momento dove conterebbe avere una sola voce sia per favorire l’accesso dei pazienti ai farmaci sia per trattare con le industrie in un contesto internazionale complicato
Troppo regionalismo nell’Agenzia del Farmaco riformata. E in un momento dove conterebbe avere una sola voce sia per favorire l’accesso dei pazienti ai farmaci sia per trattare con le industrie in un contesto internazionale complicato.
Sono le riflessioni che Luca Pani, già Direttore Generale dell’Agenzia, porge in un’intervista ad ADNKronos Salute. «La proposta della Conferenza Stato-Regioni di nominare tre rappresentanti nella Commissione Scientifico-Economica, anziché uno, dai ranghi regionali è una mossa da valutare attentamente», spiega Pani che oggi insegna Psichiatria a Miami e farmacologia all’Università di Modena Reggio Emilia. «È essenziale che questi rappresentanti possiedano un'esperta conoscenza nel settore sanitario e farmaco-economico, combinando expertise scientifica ed economica per decisioni fondate su una profonda comprensione delle implicazioni di ogni farmaco, sia in termini di efficacia e sicurezza che di impatto economico. Io conosco pochissimi dirigenti regionali che abbiano entrambe queste capacità». Per Pani, il nuovo assetto organizzativo della CSEF in teoria potrebbe essere controproducente. Sentito da Sanità33 Pani chiarisce ulteriormente il suo pensiero «Personalmente, come ho avuto modo di affermare anche in passato, ritengo che la riforma del Titolo V in particolare per la Sanità e l’accesso ai farmaci, sia stata un grave errore. In questo senso non concordo su tutto ciò che accentua il peso delle Regioni nelle decisioni centrali del governo farmaceutico. Ecco perché ho detto che la nuova AIFA dovrebbe occuparsi di evitare influenze regionali che potrebbero generare disuguaglianze nell'accesso ai trattamenti.» «Inoltre, ogni tipo di frammentazione potrebbe ridurre la capacità di negoziazione con le aziende produttrici. Una strategia più integrata e sinergica, che prenda in considerazione le esigenze di ogni Regione all'interno di un contesto nazionale uniformato e che sia guidata dalle determinazioni conclusive della neoistituita Commissione scientifico-economica, potrebbe ottimizzare l'accessibilità e la tempestività nell'adozione di cure all’avanguardia.» aggiunge.
Guardando poi agli scenari mondiali, invece in prospettiva va considerata la possibile «influenza dell'Inflation Reduction Act (Ira) americano sui prezzi internazionali dei farmaci»: con una riduzione dei prezzi negli Usa, ci potrebbero essere «pressioni sui prezzi anche in Italia”, e “le dinamiche di prezzo determinate dall'Ira potrebbero enfatizzare l'efficacia e il valore dei trattamenti rispetto al costo». Pani ritiene inoltre “un errore” la partecipazione limitata del Ministero dell’Economia, rappresentato in Consiglio d’Amministrazione ma presente solo come “sentito” e non “con intesa" nella nomina del presidente e dei direttori, amministrativo e tecnico, dell'Agenzia, che «riflette probabilmente un desiderio di bilanciare l'indipendenza scientifica e le considerazioni economiche». Invece, l'eliminazione della figura del Dg, il ruolo che ha ricoperto proprio lui dal 2011 al 2016, è cambiamento interpretabile «come un tentativo di decentralizzare il potere, favorendo un processo decisionale più distribuito e trasparente». Ma anche qui, «emergono preoccupazioni riguardo a un possibile frazionamento delle responsabilità e alla chiarezza nelle decisioni interne all'ente». In sintesi, la riforma "sembra aver intrapreso, almeno nelle intenzioni dei suoi estensori, passi significativi verso un'agenzia più robusta e indipendente ma rimane aperta la questione se tali cambiamenti siano sufficienti per distanziarsi efficacemente dalle nefaste influenze - molto italiane - di quelle che ho definito altre volte 'lobby del pianerottolo'».
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