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Medicina

18 Novembre 2022

Ospedali, deficit decuplicati con pandemia. Il disagio delle Regioni

Negli anni della pandemia gli ospedali hanno aumentato i costi e diminuito i ricavi, molti sono entrati in deficit. La situazione fotografata dal focus dell’Ufficio di bilancio parlamentare rispecchia le descrizioni fatte dallo studio che analizza l’impatto del Covid-19 sui bilanci di 72 aziende ospedaliere


Negli anni della pandemia gli ospedali hanno aumentato i costi e diminuito i ricavi, molti sono entrati in deficit. La situazione fotografata dal focus dell’Ufficio di bilancio parlamentare rispecchia le descrizioni fatte dalle regioni quando chiedono un gravoso ripiano del loro debito recente. Lo studio analizza l’impatto del Covid-19 sui bilanci di 72 aziende ospedaliere, confrontando i conti economici del biennio 2020-21 con quelli degli anni 2015-19. Emerge un peggioramento dei conti dovuto sia alla riduzione dei ricavi sia all’aumento dei costi. Lo sbilancio tra entrate e uscite negli ospedali italiani è passato da circa 360 milioni di deficit nel 2019 a quasi 2,6 miliardi nel 2020 e a più di 3,2 nel 2021. Nel 2020 la situazione si è aggravata al Sud, mentre nel 2021 ha pagato molto il Centro.

A livello nazionale, nel 2020 sono caduti del 5% i ricavi su base annua mentre i costi crescevano del 5,7%. L’anno dopo c’è stato un 1% di recupero sui ricavi ma i costi hanno continuato a crescere del 4%. I ricavi non hanno subito contraccolpi irreversibili al Nord aumentando anzi nel 2021 di un 1,3% rispetto al 2019; invece al Sud sono crollati del 7,2% nel 2020 e hanno recuperato metà sbilancio nel 2021; al Centro infine sono scesi dell’8% considerando entrambi gli anni, 2020 e ‘21. Nel frattempo, i costi crescevano nel 2020 al Nord (area più colpita dalla pandemia) dell’8,3% contro il 4,8% a Sud e il 2,9 nel Centro, mentre nel 2021 sono cresciuti principalmente nel Mezzogiorno e nel Centro. Nel biennio, si è registrato un tasso medio annuo di crescita dei costi del 5,5% al Nord, del 4,9 al Sud e del 3,8 nel Centro. I ricavi sono diminuiti perché l’emergenza sanitaria non consentiva per lunghi periodi ricoveri di pazienti non Covid. Nel 2020 il Sud ha visto ridursi del 13,3% le entrate per le prestazioni erogate, e il Nord del 4,4%, con il centro a metà, –9,8 %. I viaggi della speranza si sono in parte fermati solo nel 2021 quando il Sud è cresciuto del 5,3% nelle prestazioni offerte, mentre il Centro solo dello 0,8%. La riduzione dei ricavi su base Italia nel 2020 è dipesa da ricoveri in meno per 800 milioni di euro e da prestazioni ambulatoriali perse sull’anno prima per 200 milioni. Quasi metà della riduzione si è verificata al Sud che però nel 2021 ha recuperato del 64% sui ricoveri e del 45 sulle prestazioni ambulatoriali. Nel 2020 gli introiti da prestazioni intramurarie sono diminuiti per più di 100 milioni a causa dell’emergenza sanitaria, mentre sono tornati ad aumentare nel 2021 specie per le misure di recupero delle liste d’attesa. E i costi? Tra il 2019 e il 2021 sono cresciuti di quasi 2,1 miliardi, circa il 10% della spesa 2019. Poco meno di metà dell’aumento è stata determinata dagli oneri per il personale (+6,9% nel 2020 e +3,6 nel 2021). Dopo esser scesa del 2% nel 2020, la spesa per i non dipendenti (consulenti etc) si è impennata di quasi il 23% nel 2021, con un +38% al Sud.

Nel 2020 sono aumentati lungo l’Italia dell’8,6% i costi per l’acquisto di beni (con una punta di quasi il 17% al Nord) per poi ridursi nel ‘21. Trend inverso per gli acquisti di servizi diversi da consulenze ed indennità del personale universitario: appena diminuiti (-2,2%) nel 2020, hanno fatto segnare un +9,6% nel ’21, pari a 270 milioni. In crescita il personale del SSN. Se tra il 2008 e 2017 si erano perse 40 mila unità tra pensionamenti ed esodi non rimpiazzati, nel 2020 si osserva un incremento del +5,5 %, circa 8 mila dipendenti in più. Mentre tra il 2015 e il ‘19 il personale era stato rafforzato nel Mezzogiorno, nel 2020 l’occupazione è aumentata principalmente al Centro e al Nord (>6%). Il Servizio sanitario negli ultimi 2 anni ha assunto a tempo indeterminato sia infermieri, 4.087 nel 2020 a fronte di 2.780 assunti tra il 2016 e il ‘19, sia medici (1.377 unità, contro 2.383 tra il 2016 e il ‘19). Inoltre, è stato registrato un incremento del 30% per il personale flessibile (a tempo determinato, lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità) che si era in parte ridimensionato gli anni precedenti grazie alle stabilizzazioni. Nel 2020 sono entrate oltre 2.800 unità (+54% al Nord, 34 al Centro e 19 al Sud), di cui 1.392 infermieri. Infine, su incarichi esterni e collaborazioni, che in passato si era cercato di limitare, nel 2020 si è registrato a seguito degli interventi emergenziali un aumento di circa 1.800 contratti attivi (+31,7%).

TAG: MEDICI, OSPEDALI

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