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Specialità medicinali

15 Settembre 2025

Disinfettanti per la pelle in ospedale: solo specialità medicinali, stop ai presidi medici

È entrata in vigore la nuova normativa che vieta l’uso dei presidi medico-chirurgici per la disinfezione della cute integra in fase preoperatoria, imponendo l’impiego esclusivo di specialità medicinali autorizzate


mani lavate

È entrata in vigore la nuova normativa che vieta l’uso dei presidi medico-chirurgici per la disinfezione della cute integra in fase preoperatoria, imponendo l’impiego esclusivo di specialità medicinali autorizzate. La misura, prevista dal DM 29 marzo 2023 in attuazione del Regolamento europeo sui biocidi (n.528/2012), segna un cambiamento rilevante per le pratiche di antisepsi negli ospedali.

La Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (SIMPIOS) ha richiamato l’attenzione sulle criticità legate all’applicazione del decreto, a partire dall’assenza di protocolli operativi aggiornati e dalla ridotta disponibilità di farmaci autorizzati, in particolare soluzioni alcoliche a base di clorexidina.

Un position paper SIMPIOS fornisce indicazioni per tre ambiti clinici principali: cateterismo venoso periferico, cateterismo venoso centrale e preparazione del sito chirurgico. Le Linee guida internazionali e le metanalisi più recenti indicano come gold standard le soluzioni alcoliche di clorexidina al 2%, ma evidenziano l’efficacia anche di concentrazioni inferiori in specifici setting e profili di rischio.

Per Massimo Sartelli, presidente SIMPIOS, la priorità è garantire una transizione sostenibile per il SSN, mentre gli infermieri di sala operatoria, sottolinea Claudio Buttarelli (AICO), hanno un ruolo cruciale nell’applicazione delle buone pratiche basate sulle evidenze. Sul piano organizzativo, le strutture sanitarie devono dotarsi di protocolli chiari e documentati: come ricorda Gianfranco Finzi (ANMDO), la giurisprudenza più recente chiama le direzioni a rispondere in caso di mancata adozione delle misure di prevenzione.

La nuova normativa, osservano le società scientifiche, richiede investimenti in formazione, aggiornamento delle competenze e protocolli uniformi per garantire sicurezza, continuità assistenziale e sostenibilità.

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