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Pharma

05 Novembre 2026

Bandi Gilead, oltre 1,2 milioni per 62 progetti. In 15 anni investiti oltre 19 milioni

Piccolo (Gilead): "L'innovazione deve partire dai bisogni dei pazienti e trasformare la conoscenza in salute"


gilead

Quasi 800 progetti sostenuti, oltre 19 milioni di euro investiti e una rete di collaborazione che coinvolge ricercatori, strutture sanitarie, associazioni di pazienti e Terzo settore. I Bandi Gilead raggiungono il traguardo dei 15 anni e rilanciano il proprio impegno a favore della ricerca indipendente e dell'innovazione in sanità. Per l'edizione 2026 sono 62 i progetti selezionati, sostenuti con oltre 1,2 milioni di euro: 29 attraverso il Fellowship Program, rivolto alla comunità medico-scientifica, e 33 attraverso il Community Award Program, dedicato alle associazioni di pazienti e agli Enti del Terzo settore. Un percorso che, nelle intenzioni dell'azienda, punta a far sì che l'innovazione non si esaurisca nella produzione di nuove conoscenze, ma si traduca in benefici concreti per i pazienti. È questo il messaggio al centro dell'incontro "Generare Innovazione. Creare Salute", che si è svolto oggi a Roma, in occasione della presentazione dei progetti vincitori della quindicesima edizione. "Il risultato più importante di questi quindici anni è aver creato un laboratorio dove c'è scambio di sapere, conoscenza e soprattutto progettualità, a beneficio dei pazienti e della salute in generale", spiega a Sanità33 Carmen Piccolo, Executive Medical Director di Gilead Sciences Italia. Un'esperienza che ha permesso di affiancare nel tempo sia i ricercatori italiani sia le associazioni di pazienti, sostenendo iniziative che vanno dagli studi clinici alla prevenzione, dagli screening alla caratterizzazione di patologie gravi. Piccolo richiama anche il cambiamento avvenuto in alcune aree terapeutiche, a partire dall'HIV: "Quando studiavo medicina eravamo nel pieno dell'epidemia dell'HIV. Oggi sono nell'azienda che ha cambiato la storia naturale di questa malattia, trasformandola in una patologia cronica e gestibile". Un risultato, sottolinea, raggiunto attraverso tenacia, impegno e fiducia nella ricerca, gli stessi principi che guidano il sostegno ai progetti finanziati attraverso i Bandi.



Ma quali caratteristiche deve avere oggi un progetto di ricerca per produrre un impatto reale sulla salute? Per Piccolo, il punto di partenza è la capacità di individuare le domande giuste, andando oltre la sola esigenza di conoscenza scientifica. "Bisogna partire dall'ascolto dei pazienti e dei loro bisogni. L'innovazione non può vivere della capacità di un solo player: è importante mettere insieme competenze diverse, dai ricercatori di base agli operatori sanitari e, laddove possibile, agli stessi pazienti". L'obiettivo è superare la dimensione dello studio e fare in modo che i risultati diventino strumenti concreti di cura e assistenza. Una prospettiva che richiede anche un ecosistema favorevole alla ricerca. L'Italia, osserva la manager, dispone di un patrimonio scientifico e clinico di grande valore, ma deve continuare a creare le condizioni per rimanere attrattiva e competitiva. Tra le priorità indicate, percorsi di accesso alle cure più facilitati e un quadro normativo capace di sostenere la ricerca e l'innovazione. L'impegno di Gilead, precisa Piccolo, non si limita ai due Bandi. Accanto al sostegno alla ricerca indipendente, attraverso iniziative come i Data Publication Grants, che finanziano la pubblicazione e la condivisione di risultati scientifici già prodotti, c'è la ricerca sponsorizzata. Dal 2013 l'azienda ha collaborato con circa 150 centri italiani, contribuendo alla realizzazione di oltre 200 studi insieme ai ricercatori del Paese. A questo si aggiungono le attività di formazione e aggiornamento dei clinici, considerate particolarmente importanti in una fase in cui il progresso scientifico procede a ritmi molto rapidi. Un altro elemento centrale è la collaborazione tra i diversi attori del sistema salute. "Le sfide sanitarie sono oggi troppo complesse per essere affrontate da un unico interlocutore. È fondamentale lavorare insieme alla comunità scientifica, alle associazioni, ai pazienti e alle istituzioni", afferma Piccolo. Una rete che deve coinvolgere anche il territorio, considerata la crescente integrazione tra ospedale e servizi territoriali. Non a caso, diversi progetti sostenuti dai Bandi si muovono proprio in questa direzione, insieme a iniziative che utilizzano intelligenza artificiale e tecnologie digitali nella ricerca clinica, percorsi di medicina di genere e nuovi modelli di presa in carico.

Il valore della ricerca indipendente e della collaborazione pubblico-privato è stato sottolineato anche da Massimo Andreoni, Professore Emerito di Malattie Infettive all'Università Tor Vergata di Roma, Membro del Consiglio Superiore di Sanità e Presidente della Commissione giudicatrice del Fellowship Program. "L'Italia può contare su un'eccellenza scientifica riconosciuta a livello internazionale, ma è fondamentale continuare a investire per preservare il valore della ricerca nel nostro Paese", ha dichiarato, richiamando la necessità di valorizzare le nuove generazioni di ricercatori, semplificare i processi e mantenere attrattivi i centri di ricerca. Sul ruolo delle associazioni è intervenuta Guendalina Graffigna, Professore Ordinario e Direttore dell'EngageMinds HUB dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e Commissario del Community Award Program 2026. Il coinvolgimento del Terzo settore, ha spiegato, consente di partire dalla conoscenza diretta dei bisogni di pazienti e caregiver per sviluppare interventi di prevenzione, informazione, orientamento e supporto personalizzato. Una modalità di lavoro che rafforza il patient engagement e contribuisce a rendere i percorsi assistenziali più vicini alle persone.

La tavola rotonda dedicata alle condizioni necessarie per trasformare l'innovazione in benefici concreti ha coinvolto, oltre ad Andreoni, Davide Petruzzelli, Presidente di La Lampada di Aladino ETS e Vicepresidente di FAVO; Massimo Farinella, Responsabile Area Salute ANLAIDS; il senatore Guido Quintino Liris, Membro della V Commissione permanente Bilancio del Senato; Gian Antonio Girelli e Simona Loizzo, componenti della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, e Frederico da Silva, Vice President & General Manager di Gilead Sciences Italia. Girelli ha richiamato la necessità di una visione e di una programmazione di lungo periodo, affinché le risorse destinate all'innovazione producano valore nel tempo attraverso una collaborazione efficace tra istituzioni e attori del sistema salute. Loizzo ha posto invece l'accento sull'accesso equo alle cure, sulla prevenzione, sugli screening e sul digitale, indicando il superamento delle disuguaglianze territoriali come condizione per garantire gli stessi diritti di salute a tutti i cittadini. Frederico da Silva, Vice President & General Manager di Gilead Sciences Italia, ha ribadito il valore della collaborazione pubblico-privato e la necessità di un contesto favorevole agli investimenti: "La partnership tra pubblico e privato è una delle leve che abbiamo a disposizione per continuare a generare innovazione capace di tradursi in valore per le persone e per il sistema salute. È importante poter contare su un ecosistema capace di riconoscere e valorizzare il contributo delle imprese che scelgono di investire in ricerca e innovazione nel nostro Paese, creando le condizioni perché l'Italia possa continuare ad attrarre investimenti e competenze".

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