Health Journalism Forum
03 Novembre 2026Da Novartis il richiamo ai tempi di accesso alle terapie, da Lilly la sfida di informare le nuove generazioni

L’innovazione terapeutica deve raggiungere tempestivamente i pazienti, mentre la comunicazione sanitaria deve saper parlare alle nuove generazioni con informazioni affidabili e accessibili. Sono le due sfide al centro dell’Health Journalism Forum, all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove Sanità33 ha intervistato Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head di Novartis Italia, e Benedetta Bitozzi, Communication, Advocacy & Policy di Lilly Italia.
In Italia un farmaco impiega mediamente 441 giorni dall’approvazione dell’Ema per arrivare ai pazienti a livello nazionale, ai quali possono aggiungersi fino a dieci mesi per l’accesso regionale. Un percorso che, secondo Chiara Gnocchi, richiede un impegno condiviso da parte di tutti gli attori del sistema sanitario. “Le barriere sono molte, ma credo che la volontà comune di portare una cura al paziente sia la via giusta”, afferma nell’intervista a Sanità33. “L’innovazione non è tale se non arriva al paziente”. Anche la comunicazione può contribuire, favorendo il dialogo tra i diversi stakeholder per un sistema sostenibile, capace di garantire un accesso alle cure equo, tempestivo e appropriato. Gnocchi richiama inoltre la responsabilità di chi comunica: “Dietro ogni informazione su una nuova cura ci sono famiglie e pazienti con speranze e paure”. Da qui la necessità di rendere comprensibili anche i concetti più complessi e di rafforzare l’alleanza tra medico e paziente.
Per Benedetta Bitozzi, la sfida è raggiungere soprattutto i giovani in un panorama informativo sempre più frammentato tra social network, creator e contenuti digitali. Il rischio è che l’abbondanza di informazioni generi confusione e renda difficile distinguere le fonti attendibili. “Il nostro compito è essere attendibili, utilizzare fonti referenziate e avvalerci di chi può amplificare un messaggio per arrivare a pubblici diversi”, spiega. Per le aziende farmaceutiche, sottolinea, non basta puntare sui social: occorre diversificare contenuti e canali, mantenendo coerenza e affidabilità scientifica. “Informarsi sui temi di salute pubblica è un dovere”, afferma Bitozzi, invitando a scegliere con attenzione le fonti e a uscire dalla propria bolla informativa. Per raggiungere i giovani servono anche linguaggi e contenuti specifici: “Non devono essere riadattati da altri canali, ma pensati social first”. L’obiettivo è rendere l’informazione scientifica accessibile, senza rinunciare a creatività e responsabilità.
Anna Capasso
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