intelligenza artificiale
22 Gennaio 2026L’intelligenza artificiale applicata a farmaci e dispositivi medici potrebbe generare in Europa benefici economici tra 56 e 102 miliardi di euro l’anno

L’applicazione dell’intelligenza artificiale al settore farmaceutico e dei dispositivi medici potrebbe generare in Europa benefici economici stimati tra 56 e 102 miliardi di euro l’anno, con un possibile raddoppio della produttività. Il dato emerge dal dibattito “Shaping Global Well-Being Through Technology”, organizzato da Porsche Consulting durante il Meeting 2026 del World Economic Forum, in corso a Davos.
Secondo quanto illustrato nel confronto tra big tech e aziende farmaceutiche, l’AI sta passando da miglioramenti incrementali a progressi di tipo esponenziale, con un impatto sull’intera filiera di sviluppo dei farmaci, dalla scoperta alla sperimentazione fino alla commercializzazione, includendo lo sviluppo di terapie personalizzate. Al panel hanno partecipato, tra gli altri, Sergio Marullo di Condojanni, amministratore delegato di Angelini Pharma, Rishub Kelara, health economist dell’Oecd, Christopher Bishop, technical fellow di Microsoft e fondatore di Microsoft Research AI for Science, e Joey Wilson, lead expert life sciences di Porsche Consulting.
Sul fronte degli investimenti, nel 2025 il 46% degli investimenti di Venture Capital in ambito sanitario in Stati Uniti ed Europa si è concentrato in progetti legati all’AI, per un totale di 18 miliardi di dollari. Tra il 2021 e il 2024 le quattro principali big tech hanno inoltre concluso oltre 1.000 accordi nel settore delle life sciences. Tra gli esempi citati figura l’alleanza tra Eli Lilly e Nvidia, che prevede un investimento di 1 miliardo di dollari in cinque anni per un laboratorio dedicato a farmaci e terapie basati su nuovi modelli biologici computazionali.
Nel dibattito è emersa una convergenza verso un modello di sviluppo ibrido, in cui le big tech avrebbero un ruolo nella realizzazione delle infrastrutture di calcolo, dei modelli fondativi e dei software di simulazione, mentre le aziende farmaceutiche farebbero leva sull’accesso a dati clinici reali, dati molecolari proprietari e competenze biologiche. “Assicurarsi i propri modelli biologici computazionali in silico è la chiave: chi controlla i modelli avrà maggiore profittabilità”, ha affermato Nierling.
Sul piano regolatorio, i relatori hanno sottolineato la necessità di un’evoluzione delle regole, con un coinvolgimento delle istituzioni nella definizione delle linee guida, per garantire etica, accesso alla salute pubblica e continuità dell’innovazione. “L’evoluzione regolatoria sarà cruciale: è fondamentale co-creare le linee guida con le istituzioni”, è stato evidenziato nel confronto.
Dal lato industriale, Marullo di Condojanni ha ricordato che Angelini Pharma utilizza tecnologie digitali e AI nello sviluppo di soluzioni terapeutiche, con un focus sull’area della brain health, e ha richiamato l’esigenza di un maggiore supporto europeo all’innovazione, con regole chiare e procedure semplificate a tutela degli investimenti.
Secondo Christopher Bishop, la scoperta scientifica rappresenta una delle principali opportunità applicative dell’intelligenza artificiale, con potenziali ricadute sulla progettazione di nuovi farmaci e materiali, in un quadro che lega sviluppo tecnologico e sostenibilità dei sistemi sanitari.
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