Lea
13 Luglio 2026Anaao Assomed e Fnomceo chiedono di andare oltre le "pagelle": servono una nuova governance nazionale, investimenti sul personale e interventi mirati per ridurre i divari territoriali

I dati del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) relativi al 2024 confermano alcuni segnali di miglioramento, ma restituiscono anche l'immagine di un Servizio sanitario nazionale ancora caratterizzato da profonde differenze territoriali. È il messaggio che arriva da Anaao Assomed e dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che, pur con accenti diversi, convergono sulla necessità di superare la logica delle sole valutazioni annuali e avviare una stagione di riforme strutturali per rafforzare il sistema sanitario pubblico. Per Anaao Assomed, il monitoraggio del Ministero della Salute evidenzia progressi nelle aree della Prevenzione e dell'assistenza Distrettuale rispetto agli anni precedenti, ma anche squilibri che continuano a mettere in discussione l'equità del sistema. "Il primo dato che salta agli occhi è il meccanismo di non compensazione tra le macro-aree: una regione può avere un'assistenza ospedaliera eccellente e risultare comunque inadempiente per una singola area sotto soglia", osserva il segretario nazionale Pierino Di Silverio. Un'impostazione condivisibile, secondo il sindacato, ma che dovrebbe essere accompagnata da un'analisi delle cause e non da automatismi sanzionatori.
Di Silverio richiama in particolare le criticità della Sicilia e della Provincia autonoma di Bolzano nell'area della Prevenzione e della Calabria nell'area Distrettuale, sottolineando però come le situazioni non possano essere considerate equivalenti. "Non si può mettere sullo stesso piano una regione del Nord con carenze specifiche e una regione del Sud gravata da anni di sottofinanziamento, carenza cronica di personale e fuga di specialisti". Il persistente divario Nord-Sud nell'assistenza territoriale, aggiunge, resta "la ferita più profonda del Servizio sanitario nazionale". L'Anaao invita inoltre a non sottovalutare la lieve flessione registrata a livello nazionale nell'area ospedaliera, interpretandola come un possibile effetto della persistente carenza di medici e infermieri. A questo si aggiunge il tema della qualità dei dati: l'affidabilità degli indicatori, evidenzia il sindacato, dipende dalla completezza dei flussi informativi regionali, con il rischio che alcune Regioni vengano valutate sulla base di informazioni incomplete. Da qui la proposta di un piano di intervento che prevede risorse aggiuntive per le Regioni sotto soglia, investimenti straordinari sul personale, un monitoraggio infra-annuale per correggere tempestivamente le criticità, l'uniformità dei sistemi informativi regionali e il superamento della gestione emergenziale delle liste d'attesa e dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta).
Anche la Fnomceo invita a leggere i dati in una prospettiva più ampia. "I Lea ci consegnano una fotografia importante del nostro Servizio sanitario nazionale. Ma una fotografia racconta un istante; per capire davvero il Paese bisogna guardare il film", afferma il presidente Filippo Anelli. E il "film" degli ultimi vent'anni, osserva, mostra come le disuguaglianze territoriali non siano state superate: le Regioni storicamente più performanti continuano a occupare le prime posizioni, mentre quelle più fragili, pur migliorando, restano in ritardo. Secondo Anelli, la pandemia avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta soprattutto per la sanità territoriale e la prevenzione. "A sei anni da quella drammatica esperienza, il cambiamento atteso non si è ancora compiuto. È il momento di riscrivere la sceneggiatura, non di accontentarci di aggiornare l'ultima sequenza".
Il presidente della Fnomceo richiama anche i risultati di un'indagine realizzata dall'Istituto Piepoli, che fotografa un Paese in cui l'accesso alle cure varia sensibilmente da un territorio all'altro. L'attesa media per una prestazione supera i due mesi; quasi sette italiani su dieci giudicano negativamente i tempi di attesa e sei su dieci dichiarano di aver rinviato o rinunciato a visite ed esami a causa delle liste d'attesa. Percentuali che aumentano ulteriormente nel Mezzogiorno, dove il gradimento nei confronti del Servizio sanitario nazionale risulta sensibilmente inferiore rispetto al Nord. Per questo la Federazione propone una nuova governance nazionale della sanità, rafforzando il ruolo del Ministero della Salute nel sostegno alle Regioni più in difficoltà, nella programmazione, nel reclutamento dei professionisti e nella diffusione dei modelli organizzativi più efficaci. "Garantire i Lea è una responsabilità della Repubblica e richiede una capacità di governo nazionale più forte", sostiene Anelli, che auspica una rete nazionale dell'assistenza capace di condividere competenze, tecnologie ed esperienze tra i territori. L'obiettivo, conclude il presidente della Fnomceo, è fare in modo che "non siano i cittadini a spostarsi per trovare cure migliori, ma il Servizio sanitario nazionale a portare le migliori competenze dove i cittadini vivono". Dopo vent'anni di monitoraggi, aggiunge, non basta più registrare le differenze: occorre costruire gli strumenti per superarle e garantire a tutti, "da Bolzano a Lampedusa", gli stessi diritti e la stessa qualità dell'assistenza.
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