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22 Maggio 2026

Anziani fragili, Sigot: cure palliative e sanità territoriale ancora insufficienti

Al Congresso SIGOT il punto su cure palliative, DM77 e presa in carico dell’anziano fragile. “Il Pronto soccorso resta spesso l’unico accesso alle cure”.


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Le cure palliative riguardano il 57% dei pazienti ricoverati negli ospedali e il 46,3% degli anziani ospitati nelle Rsa, ma l’accesso resta ancora insufficiente e disomogeneo sul territorio nazionale. È quanto emerso al 40° Congresso nazionale della Sigot – Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, in corso a Roma fino al 22 maggio, dove il tema della fragilità anziana è stato collegato anche alla riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal DM77. 

Secondo i dati presentati durante il Palliative Care Day, oltre la metà dei pazienti ricoverati necessita di un approccio palliativo, così come quasi un anziano su due nelle strutture residenziali. Per la società scientifica le cure palliative devono entrare prima nei percorsi di gestione delle patologie croniche avanzate, delle demenze, dello scompenso cardiaco e delle malattie neurologiche degenerative, superando l’associazione esclusiva con il fine vita. 

“Le cure palliative costituiscono una parte essenziale della medicina, soprattutto nel paziente anziano fragile”, afferma Lorenzo Palleschi, presidente SIGOT. “Servono a controllare il dolore, ridurre la sofferenza, evitare trattamenti sproporzionati e sostenere la famiglia”. 

Nel corso del congresso, SIGOT e ASL Roma 1 hanno inoltre richiamato l’attenzione sull’attuazione del DM77 e sulla necessità di rendere realmente operativa la rete territoriale. Secondo gli esperti, per molti cittadini il Pronto soccorso continua a rappresentare la principale porta d’accesso alle cure anche quando il bisogno potrebbe essere intercettato prima sul territorio. 

Al centro del confronto il rischio che le nuove strutture previste dalla riforma — Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative territoriali e telemedicina — restino scollegate tra loro senza percorsi assistenziali realmente integrati. 

“Il DM77 ha definito una cornice chiara, ma ora siamo nella fase più difficile: costruire le connessioni operative”, sottolinea Luca Cipriani, presidente eletto SIGOT e direttore UOC Geriatria della ASL Roma 1. “Il rischio è avere strutture nuove ma percorsi ancora frammentati. Per l’anziano fragile serve una presa in carico proattiva e continuativa capace di prevenire il peggioramento prima che arrivi l’acuzie”. 

Nel dibattito è stato richiamato anche il tema dell’integrazione sociosanitaria. “La vera sfida è unire sociale e sanitario”, afferma Giuseppe Quintavalle, direttore generale ASL Roma 1 e presidente FIASO. “Solo così sarà possibile garantire un welfare sostenibile e realmente a misura della non autosufficienza”. 

Secondo SIGOT, l’invecchiamento della popolazione e la crescita della cronicità renderanno sempre più centrale la geriatria nella programmazione sanitaria, con la necessità di rafforzare continuità assistenziale, cure domiciliari, Rsa e percorsi integrati tra ospedale e territorio. 

TAG: CURE PALLIATIVE, GERIATRIA, SIGOT

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