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Autonomia differenziata

14 Luglio 2026

Autonomia differenziata, Schillaci: Non cambia il Ssn né mette a rischio i Lea

In audizione sulle pre-intese con quattro Regioni, il ministro della Salute afferma che gli schemi non modificano il finanziamento del Servizio sanitario nazionale né la contrattazione del personale


Schillaci camera

L'autonomia differenziata in sanità «non modifica il funzionamento del Servizio sanitario nazionale» e non mette in discussione il carattere universalistico del sistema. Lo ha affermato il ministro della Salute Orazio Schillaci durante l'audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato sugli schemi di pre-intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme di autonomia. 

Secondo il ministro, gli schemi sono compatibili con la sentenza della Corte costituzionale del 2024 e si inseriscono in un quadro nel quale le Regioni già esercitano ampie competenze organizzative. «Nessuno vuole creare sistemi sanitari separati», ha dichiarato, precisando che potranno essere attribuite funzioni gestionali esercitabili con maggiore flessibilità all'interno di una cornice nazionale. 

Schillaci ha ribadito che lo Stato continuerà a definire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e i vincoli di spesa, mantenendo la garanzia del diritto alla tutela della salute e dell'equilibrio finanziario. Le nuove forme di autonomia, ha spiegato, «non modificano il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, non alterano il riparto delle risorse» e non incidono sui meccanismi di compensazione della mobilità sanitaria. L'obiettivo è consentire un utilizzo più efficace delle risorse già disponibili senza compromettere l'uniformità del sistema. 

Il ministro ha inoltre escluso effetti sui rapporti di lavoro del personale sanitario. Gli schemi in esame, ha precisato, non introducono una disciplina regionale autonoma del contratto di lavoro né modificano la contrattazione collettiva nazionale. Anche la possibilità di riallocare risorse resta limitata alle economie derivanti dall'efficientamento di fondi nazionali vincolati, con esclusione della spesa per il personale. 

Nel corso dell'audizione Schillaci ha indicato il rispetto dei Lea come «presupposto essenziale» dell'autonomia differenziata. I Lea, ha ricordato, restano il parametro nazionale uniforme per garantire i diritti dei cittadini e il monitoraggio più recente del Nuovo sistema di garanzia mostra un miglioramento, con le Regioni che presentano insufficienze passate da otto a tre. Per il ministero, ha aggiunto, la fase parlamentare potrà essere utilizzata per rafforzare ulteriormente le garanzie, considerato che la salute rappresenta «il banco di prova più delicato dell'autonomia differenziata». 

Rispondendo alle domande dei parlamentari, il ministro ha infine osservato che nulla impedisce ad altre Regioni, compresa la Calabria, di chiedere in futuro l'autonomia differenziata. Ha inoltre sottolineato che gli schemi non consentono alle Regioni con maggiore capacità fiscale di rafforzare il proprio sistema sanitario a discapito delle altre e ha ribadito che non vengono trasferite intere materie sanitarie, ma esclusivamente margini di autonomia gestionale. 

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