case di comunità
28 Aprile 2026A poco più di due mesi dalle scadenze del PNRR, il governo spinge sulla riforma della medicina generale per rafforzare il personale nelle Case della Comunità

Oltre mille Case della Comunità dovranno essere a regime entro poco più di 60 giorni e l’Europa valuterà non solo la loro realizzazione, ma anche il funzionamento dei servizi. È in questo quadro che il governo ha accelerato sulla riforma della medicina generale, con una bozza di decreto presentata alle Regioni e attesa nelle prossime settimane in Consiglio dei ministri.
Le strutture territoriali finanziate dal PNRR rappresentano uno dei pilastri della riorganizzazione dell’assistenza di prossimità. Dovranno offrire visite mediche, attività specialistiche, diagnostica di primo livello, prevenzione, vaccinazioni e telemedicina. Tuttavia, il nodo principale resta la disponibilità di personale sanitario.
Sulla base degli ultimi dati Agenas, del resto, solo il 4% delle Case della Comunità risulterebbe al momento pienamente operativo rispetto ai servizi previsti.
Il nodo personale e i numeri dei medici di famiglia
La riforma punta a utilizzare la medicina generale come leva principale per popolare le nuove strutture territoriali. In Italia i medici di famiglia sarebbero oggi circa 38 mila, in un contesto segnato da pensionamenti e difficoltà di ricambio generazionale.
L’obiettivo del provvedimento è aumentare la presenza dei medici nelle Case della Comunità, considerate il centro del nuovo modello di assistenza territoriale.
L’impianto del decreto confermerebbe due percorsi distinti.
Il primo mantiene il rapporto convenzionato dei medici di medicina generale, che resterebbero liberi professionisti nei propri studi, con una quota di attività programmata anche nelle Case della Comunità.
Il secondo introduce un canale di dipendenza su base volontaria per i professionisti in possesso dei requisiti previsti, con destinazione prioritaria alle Case della Comunità hub o ad altre sedi ritenute strategiche dalle aziende sanitarie.
Secondo quanto riportato, nella fase iniziale i contingenti sarebbero limitati e definiti in base ai fabbisogni regionali.
Il “debito organizzativo minimo”
Tra i punti centrali della bozza compare anche un debito organizzativo minimo nazionale, modulabile dalle Regioni, che prevede un monte ore da dedicare alle strutture territoriali.
Il meccanismo si collegherebbe anche alla revisione della remunerazione professionale, sempre più orientata ad attività organizzative e obiettivi assistenziali, oltre al tradizionale criterio basato sul numero di assistiti.
Tra le ultime modifiche riportate dal Sole figura anche l’estensione dell’età di iscrizione al pediatra di libera scelta fino a 18 anni, con un tetto massimo di assistiti indicato in 1.500, allineato a quello dei medici di medicina generale.
Tensioni politiche e professionali
Il progetto ha già suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni della medicina generale, che contestano il rischio di indebolimento del rapporto fiduciario medico-paziente e la sostenibilità organizzativa del modello.
Secondo il Sole24 Ore, perplessità emergerebbero anche all’interno della maggioranza e in alcune Regioni, segnale di un percorso politico non privo di ostacoli.
Resta aperta l’alternativa del rinnovo convenzionale nazionale, ma i tempi appaiono lunghi. In questo scenario, la pressione delle scadenze PNRR sulle Case della Comunità spinge il governo a cercare una soluzione rapida per rendere operative strutture già realizzate o in fase avanzata di completamento.
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