Medici
12 Dicembre 2025Secondo la vicepresidente dei senatori Pd Beatrice Lorenzin il caso San Raffaele conferma il fallimento delle misure contro i gettonisti

Il caso del San Raffaele riaccende il confronto sul ricorso ai professionisti sanitari “gettonisti”. La vicepresidente dei senatori del Partito democratico, Beatrice Lorenzin, chiede al ministro della Salute Orazio Schillaci di riferire in Aula, sostenendo che l’obiettivo di bloccare il fenomeno sia «oggettivamente fallito».
In una nota, Lorenzin richiama una recente sentenza del Tar di Milano, che ha annullato la procedura semplificata adottata dalla Regione Lombardia per autorizzare l’esercizio professionale dei medici con titolo conseguito all’estero. Secondo i giudici, l’accesso alla professione non può prescindere dalle «verifiche attitudinali, di competenza e di capacità sostanziali prescritte», che competono agli ordini professionali.
La senatrice evidenzia come, nonostante questo quadro, in molte strutture sanitarie – in particolare nei pronto soccorso – il ricorso a personale esternalizzato resti elevato, arrivando in alcuni casi a coprire fino al 30% dei turni. Una pratica che, secondo Lorenzin, da risposta emergenziale durante la pandemia si sarebbe trasformata in una modalità strutturale di gestione delle carenze di organico.
Secondo FNOPI, evidenzia la nota, a fronte di 461.000 infermieri iscritti all’Albo unico nazionale, circa 40.000 lavorano con partita IVA, di cui 27.000 attivi e iscritti alla gestione separata previdenziale. Per i medici, stime elaborate da Anaao-Assomed e ANAC indicano che nel 2024 i professionisti a gettone sarebbero compresi tra 10.000 e 12.000.
Mentre secondo le stime retributive di Nursing Up, un medico gettonista può arrivare a guadagnare fino a 8.000 euro al mese, mentre un infermiere quasi 3.000 euro. Numeri che, secondo Lorenzin, confermano come il lavoro a prestazione sia diventato una componente stabile dell’assistenza.
Alla luce di questi elementi, la vicepresidente dei senatori Pd sostiene che il Governo continui a far fronte alle carenze di personale con «soluzioni temporanee», senza affrontare il nodo della valorizzazione del personale sanitario dipendente. Da qui la richiesta formale che il ministro Schillaci riferisca in Parlamento «sui rapporti tra cooperative e strutture pubbliche, accreditate o private» e su chi sia deputato ai controlli sulle professionalità assunte.
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