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16 Dicembre 2025

Disturbo cognitivo lieve, Ai-Mind: il 10% progredisce verso demenza in due anni

Nello studio europeo Ai-Mind, presentato a Roma, circa il 10% dei pazienti con disturbo cognitivo lieve è evoluto in demenza in 24 mesi 


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Nel follow-up a 24 mesi dello studio europeo Artificial Intelligence Mind (Ai-Mind), circa il 10% dei pazienti con disturbo cognitivo lieve (Mci) è progredito verso una forma di demenza, mentre circa il 20% ha mostrato un declino cognitivo consistente rispetto al tempo zero, pur rimanendo in una condizione di Mci. I risultati sono stati presentati il 15 dicembre a Roma nel corso dell’undicesima e ultima assemblea generale del progetto Ai-Mind.

I dati derivano dall’analisi di una coorte di 1.022 pazienti seguiti in quattro centri clinici europei – Madrid, Oslo, Helsinki e Roma – arruolati tra il 2021 e il 2023. In Italia sono stati inclusi oltre 275 soggetti, il contingente numericamente più ampio dello studio. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni neuropsicologiche, genetiche e strumentali, incluse l’analisi dei biomarcatori plasmatici dell’amiloide e un elettroencefalogramma ad alta densità, ripetute ogni otto mesi durante il periodo di osservazione.

Nel nostro Paese il disturbo cognitivo lieve riguarda oltre 950.000 persone, mentre in Europa si stimano circa 10 milioni di soggetti con questa condizione, secondo quanto riportato nella nota diffusa in occasione della presentazione dei risultati.

«Il disturbo cognitivo lieve rappresenta uno stadio intermedio tra un normale e fisiologico invecchiamento del cervello e una degenerazione patologica come quella osservata nelle demenze», spiega Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’IRCCS San Raffaele Roma. «Questa condizione configura un rischio nettamente aumentato di sviluppare demenza, ma solo in una parte dei soggetti, che nei vari studi fluttua tra il 30% e il 50%, si osserva una reale progressione negli anni successivi».

Un aspetto emerso dall’analisi riguarda le differenze tra le popolazioni del Nord Europa e quelle dell’area mediterranea, sia per quanto concerne i profili genetici, sia per la presenza nel sangue di alcuni biomarcatori associati ai processi neurodegenerativi, come p-tau181 e p-tau217. Nei Paesi del Nord Europa è inoltre più frequente la presenza della variante genetica Apoe ε4, nota per essere associata a un aumento del rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Il progetto Ai-Mind, avviato nel 2021, è finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma Horizon 2020 con circa 14 milioni di euro e coinvolge 15 partner di 8 Paesi europei, con la partecipazione di oltre 100 ricercatori e dell’organizzazione Alzheimer Europe. La vasta mole di dati raccolti sarà ora sottoposta ad analisi mediante algoritmi avanzati di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di individuare caratteristiche utili a identificare i soggetti a più alto rischio di evoluzione verso la demenza.

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