Governo e Parlamento
15 Marzo 2024Aumento delle diagnosi precoci. E percorsi diagnostico terapeutici ospedale-territorio, in cui sia valorizzato il ruolo dello specialista. Sono i punti cardine del Disegno di Legge 946 in materia di 'Riorganizzazione e potenziamento dei servizi sanitari in ambito reumatologico', incardinato in Senato
Aumento delle diagnosi precoci. E percorsi diagnostico terapeutici ospedale-territorio in cui sia valorizzato il ruolo dello specialista. Sono i punti cardine del Disegno di Legge 946 in materia di 'Riorganizzazione e potenziamento dei servizi sanitari in ambito reumatologico', incardinato in Senato, che mira a dare risposte ai 5,4 milioni di italiani colpiti da malattie reumatologiche. Su proposta di Maria Cristina Cantù (Lega, vicepresidente Commissione Sanità) Il testo, in sette articoli, è stato presentato a Palazzo Madama, presenti la ministra delle Disabilità Alessandra Locatelli ed il sottosegretario alla salute Marcello Gemmato. Le patologie reumatiche, in crescita, colpiscono spesso persone in età lavorativa, ed impattano su qualità di vita e costi per la collettività. Come ha spiegato Gemmato, su oltre 5 milioni di malati ben 734 mila soffrono di forme gravi, con grandi impatti di spesa sul Fondo sanitario nazionale. È fondamentale anticipare il più possibile diagnosi e presa in carico dei pazienti, considerando che sono 200 le diverse tipologie di malattie interessate. «L'obiettivo del ddl è curare meglio le persone e come effetto indotto far risparmiare le casse dello Stato rendendo sostenibile il nostro Ssn», dice Gemmato. Che aggiunge: «Oggi sono numerose le criticità che vengono riscontrate, tra cui grande disomogeneità di cura e alte spese». Il ddl, spiega Cantù, «prevede la presa in carico dei malati attraverso un approccio integrato tra reumatologo e medico di medicina generale con garanzia di aggiornamento dei livelli essenziali delle prestazioni, per assicurare diagnosi rapide e cure specifiche». Punto dove intervenire per Gian Domenico Sebastiani, presidente della Società Italiana di Reumatologia è il ritardo diagnostico, «che causa un peggioramento delle condizioni di salute, l'accumulo di danno irreversibile ed elevati costi sociali. I trattamenti farmacologici attuali sono in grado di ottenere l'obiettivo della remissione e sono molto più efficaci quando instaurati tempestivamente».
Da parte delle società scientifiche, il coro è unanime: i medici di famiglia, che spesso hanno modo di visitare per primi i pazienti, devono porre molta attenzione ai pazienti poiché sono loro ad indirizzarli rapidamente allo specialista reumatologo territoriale. Allo specialista del territorio, come sottolinea tra l’altro Daniela Marotto presidente del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), “spetta il compito di rapportarsi con il medico di medicina generale, intercettare il paziente precocemente, trattarlo altrettanto tempestivamente ed indirizzarlo quando ve ne fosse la necessità verso livelli assistenziali più complessi». Marotto riafferma la necessità di integrare l’articolo 4 (Potenziamento del sistema integrato ospedale-territorio in ambito reumatologico) «con riferimenti specifici ad una figura cardine della rete reumatologica: lo specialista reumatologo che lavora nelle strutture territoriali, in perfetta sintonia con quanto indicato dal Decreto ministeriale 77». Quanto al DdL, Marotto esprime soddisfazione, poiché «rappresenta un primo passo importante in una strada che porterà, se lavoreremo tutti insieme, all’auspicata riduzione dei ritardi diagnostici per una presa in carico precoce e globale del paziente, garantendo anche la sostenibilità economica del Ssn».
Per la presidente dell'Associazione nazionale persone con malattie reumatiche e rare (Apmarr), Silvia Toniolo, infine, la bozza è una «svolta epocale. Chiediamo che il ddl venga approvato all'unanimità e che le Regioni abbiano un percorso condiviso non creando disequità di accesso».
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