Telemedicina
11 Novembre 2022 Le promesse dell’intelligenza artificiale da una parte, i vuoti del fascicolo sanitario dall’altra. È a due velocità l’Italia che emerge dalla sessione di InnovazionePiù su “Paziente al centro e medicina personalizzata”
Le promesse dell’intelligenza artificiale da una parte, i vuoti del fascicolo sanitario dall’altra. È a due velocità l’Italia che emerge dalla sessione di InnovazionePiù su “Paziente al centro e medicina personalizzata”. La prima è determinante nel mirare terapie e processi di cura in alcune discipline, ma non in tutte, perché il faldone digitale con i nostri dati clinici è di fatto ancora poco utilizzabile. Da una regione all’altra i fascicoli sono formati con criteri diversi, anche se le linee guida per uniformarli ci sono e le risorse per crescere non mancano, a partire dagli 1,3 miliardi stanziati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gianluca Polifrone Direttore Ufficio di Presidenza e Segretario CdA dell’Agenzia del Farmaco, spiega perché un cittadino lungo la Penisola non può utilizzare agevolmente dati già in possesso delle Asl. «Se ci si reca in pronto soccorso o in un ospedale privato, pur essendo queste strutture tenute a digitalizzare tutta l’architettura gestionale, chiedono sempre il codice fiscale e fanno firmare moduli cartacei; alla base c’è un problema di coordinamento tra regioni e stato centrale e tra aziende sanitarie e regioni», spiega Polifrone, autore per Edra del libro “Sanità digitale, inizia la rivoluzione”.
Nel caso dei rapporti tra regioni e governo centrale, ogni giunta ha fatto da sé. E questo, malgrado l’articolo 117 della Costituzione al punto r) affidi allo stato, titolare del dato informatico, il coordinamento con la periferia sull’uso delle informazioni personali secondo le esigenze nazionali, e dia alla singola regione autonomia giusto per disegnare un’assistenza ospedaliero-territoriale efficiente a partire dal dato online. In Asl e ospedali, d’altra parte, non si è vista, tranne qualche eccezione, una re-ingegnerizzazione dei sistemi: ad esempio non ci sono cartelle cliniche elettroniche uniformi dalle quali i dati afferiscono poi al fascicolo. «Se i livelli periferici non si responsabilizzano ad attuare le linee attuative del FSE–riassume Polifrone– continueremo ad avere difficoltà, frammentazioni, centri unici di prenotazione regionali che utilizzano linguaggi ed architetture diversi. Quando affermo che la digital e-health comincia e finisce dal fascicolo intendo dire che a regime il cittadino dovrebbe affrontare tutti i suoi viaggi nella sanità con un unico documento e il medico che opera dovrebbe consultare prima i dati digitalizzati. Serve in parallelo una formazione per gli operatori sanitari».
Tra i medici, i diabetologi utilizzano da 20 anni una cartella clinica elettronica, così “a tappeto” da aver raccolto una quantità enorme di dati e tale da rendere necessario, oggi, l’uso di sistemi di intelligenza artificiale per un’analisi accurata. «Abbiamo fatto una sperimentazione di machine learning trasparente – spiega la past president dell’Associazione Medici Diabetologi-AMD Nicoletta Musacchio – dove il medico pone domande per ottenere un maggior controllo del processo di presa in carico oltre che una migliore lettura dei dati». I risultati? Importantissimi sul fronte della prevenzione delle complicanze. Come rivela Musacchio, si è evidenziata l’esigenza di anticipare una terapia più aggressiva per una fetta di pazienti –il 20% del totale – che dopo qualche anno di non miglioramento registrano un’impennata dell’emoglobina glicata, «ed oggi siamo in grado di individuare la probabilità dei pazienti in carico di far parte di questo raggruppamento, necessitando di attenzioni ulteriori».
Paolo Marchetti presidente della Fondazione per la Medicina personalizzata sottolinea come rispetto a qualche anno fa «disponiamo di un’enorme quantità di informazioni, che in diabetologia (e talora in oncologia, psichiatria, medicina interna) hanno portato ad avanzamenti della ricerca. La Fondazione, con Cineca, Università la Sapienza, ISS ed INFN, lavora a progetti di integrazione di informazioni attraverso metodi di analisi avanzati. Oggi ad esempio in oncologia si usa sempre più il modello mutazionale in cui non si considerano i bersagli molecolari ma le mutazioni genetiche per capire perché a parità di tipologia di tumore e di trattamento un paziente sia in controllo e l’altro no e per scoprire in anticipo in base a quale variabile ciò avvenga».
Link: https://www.innovazionepiu.it/guarda-video/105/il-paziente-al-centro-medicina-personalizzata-e-fascicolo-sanitario-2-0/
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