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29 Ottobre 2026

HIV, spesa verso i 2 miliardi entro il 2030 se non si interviene. Il report

Un report di Cencora e ViiV Healthcare stima costi annuali per 2,03 miliardi entro il 2030 senza interventi aggiuntivi. PrEP, diagnosi precoce e presa in carico uniforme le leve per cambiare rotta


Hiv report

La sfida dell’HIV oggi non riguarda soltanto l’efficacia delle terapie, ma la capacità del Servizio sanitario nazionale di prevenire nuove infezioni, diagnosticare tempestivamente e garantire percorsi di cura omogenei. Senza interventi aggiuntivi, la spesa annuale per la gestione dell’infezione in Italia potrebbe superare i 2 miliardi di euro entro il 2030, raggiungendo 2,03 miliardi, con una crescita stimata del 3,6% l’anno. Circa 1,4 miliardi sarebbero associati alle nuove infezioni potenzialmente evitabili. È quanto emerge dal report Cambiare la traiettoria dell’HIV in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un Ssn sostenibile, presentato a Roma da Cencora e ViiV Healthcare. Il documento mette in relazione dati epidemiologici, costi, organizzazione dei servizi e accesso alla prevenzione, indicando nella profilassi pre-esposizione (PrEP), nella diagnosi precoce e nella continuità assistenziale gli strumenti per contenere il peso futuro della patologia. “Continuiamo ad avere nuove infezioni che sarebbero evitabili”, sottolinea Stefano Vella, professore aggregato di Salute globale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Metodologia della ricerca clinica all’Università di Tor Vergata, ai microfoni di Sanità33. “Abbiamo terapie che funzionano molto bene e oggi è difficile morire di Aids nel mondo occidentale. Il problema è che dobbiamo riuscire a prevenire le nuove infezioni”, spiega.



Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV. Nel 40,3% dei casi l’infezione è stata individuata quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso. Inoltre, l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids ha riguardato persone che avevano scoperto la propria positività nei sei mesi precedenti. Le terapie antiretrovirali hanno trasformato l’HIV in una condizione cronica controllabile, ma la gestione richiede continuità. Oltre la metà delle persone con HIV seguite ha più di 50 anni e circa il 60% presenta almeno una patologia concomitante non direttamente correlata all’infezione. Il costo diretto medio è stimato in 9.762,92 euro l’anno per paziente, mentre la spesa cumulativa nell’arco di 39 anni raggiunge 222.674,77 euro. “Il costo di un paziente si attesta intorno ai 10mila euro l’anno e, considerando l’intero arco della vita, supera i 220mila euro”, osserva Anna Ponzianelli, Director Public Affairs e Health Policy Head di Cencora. “Se non interveniamo con prevenzione, diagnosi precoce e modelli organizzativi efficaci, entro il 2030 la spesa annuale per il Servizio sanitario nazionale potrebbe superare i 2 miliardi”. Per Ponzianelli, la priorità è diffondere le esperienze organizzative che hanno già dato risultati in alcune Regioni, tra cui Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Sicilia, e valutarne gli esiti per estenderle su scala nazionale. L’obiettivo è costruire un modello uniforme di prevenzione e presa in carico, capace di migliorare la gestione clinica e utilizzare meglio le risorse.



Tra gli strumenti disponibili c’è la profilassi pre-esposizione, indicata per le persone con un rischio significativo di contrarre l’HIV. Accanto alle formulazioni orali sono disponibili opzioni long-acting, che consentono di prolungare la protezione attraverso somministrazioni periodiche. “La PrEP è importante per le persone che sono esposte a un rischio sostanziale di infezione: vogliamo che stiano bene, che non si infettino e che non debbano essere curate per tutta la vita”, spiega Vella. Il problema, aggiunge, riguarda anche le disuguaglianze nell’accesso: “Le Regioni devono parlarsi di più e organizzarsi per evitare disparità tra le persone che vivono in territori diversi”. I dati del report confermano la concentrazione territoriale dell’utilizzo della profilassi: nel 2024 il 75,6% delle persone che ricorrevano alla PrEP si trovava in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Per superare le differenze, il documento propone di rafforzare la governance nazionale, ampliare l’offerta di test rapidi e di prossimità e aggiornare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. La prevenzione è anche una questione di programmazione economica. “Il report ci permette di mettere insieme dimensioni che spesso vengono valutate separatamente: impatto economico, organizzazione, prevenzione e continuità delle cure”, afferma Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia. “Anticipare una diagnosi e prevenire un’infezione può generare valore per il sistema sanitario nel futuro”, aggiunge Vecchio, sottolineando la necessità di comprendere le barriere che ostacolano l’accesso all’innovazione e di rendere le soluzioni disponibili a chi ne ha bisogno.



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