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tumore ovarico

29 Ottobre 2026

Tumore ovarico, test per le terapie mirate. Proposto fondo nazionale da 550mila euro

ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia chiedono di finanziare il test FRα/FOLR1 in attesa dell’inserimento nei Lea. Anticipare l’esame alla diagnosi potrebbe ridurre di oltre il 45% il tempo di lavoro dedicato a ciascun test


Tumore Ovarico   Senato 27.10.26

La terapia mirata è disponibile, ma manca un finanziamento nazionale uniforme del test necessario a individuare le pazienti che possono beneficiarne. Per superare questo ostacolo, ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia propongono un fondo transitorio da 550mila euro per garantire il test FRα/FOLR1 nel tumore ovarico, in attesa dell’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La richiesta è stata presentata al Senato durante la conferenza stampa “Tumore ovarico platino-resistente: il tempo della diagnosi è tempo di cura”, promossa su iniziativa della senatrice Elena Murelli. Le associazioni chiedono anche di inserire l’esame già al momento della diagnosi, così da avere il risultato disponibile quando occorre valutare le opzioni terapeutiche. In Italia si registrano ogni anno oltre 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico e nel 75-80% dei casi la malattia viene individuata in fase avanzata. Per le pazienti con carcinoma ovarico platino-resistente, che progredisce nonostante i trattamenti a base di platino, identificare tempestivamente le caratteristiche biologiche del tumore è essenziale per valutare l’accesso alle terapie mirate.

Il test FRα/FOLR1 permette infatti di individuare le pazienti potenzialmente eleggibili ai trattamenti diretti contro questo bersaglio. La mancata inclusione nei Lea e l’assenza di un meccanismo nazionale uniforme di finanziamento rischiano però di creare differenze di accesso tra Regioni e centri oncologici. "La medicina di precisione sta cambiando radicalmente le prospettive di cura in oncologia e si fonda sulla possibilità di dare al paziente giusto la giusta terapia", sottolinea Carmine Pinto, Head Medical Oncology Clinical Centre dell’IRCCS AUSL di Reggio Emilia. Per l’oncologo è necessario garantire l’accesso al test e allineare i percorsi di approvazione e rimborso dei farmaci a quelli della diagnostica corrispondente, evitando ritardi nelle decisioni terapeutiche. L’esecuzione dell’esame già alla diagnosi potrebbe produrre benefici anche sul piano organizzativo. Le prime stime di uno studio ALTEMS, presentato da Eugenio Di Brino, co-founder e partner di ALTEMS Advisory, indicano una possibile riduzione dei costi complessivi del percorso di testing e del tempo richiesto al personale, che diminuirebbe di oltre il 45% per ciascun test. Si tratta di risultati preliminari, da approfondire con lo studio. Anticipare l’esame non significa avviare prima la terapia, ma disporre già dell’informazione necessaria quando si presenta l’indicazione clinica. "Il nostro obiettivo è garantire che nessuna donna perda un’opportunità di cura perché il test necessario non viene eseguito tempestivamente o non è disponibile", dichiarano Sandra Balboni, presidente di LOTO, Ilaria Bellet, presidente di ACTO Italia, e Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo. Le associazioni chiedono che il test sia garantito gratuitamente e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

La senatrice Murelli ha richiamato la necessità di far procedere insieme innovazione diagnostica e terapeutica, sottolineando i possibili benefici di una diagnosi tempestiva anche per l’appropriatezza clinica e l’impiego delle risorse del Servizio sanitario nazionale. Simona Loizzo, componente della XII Commissione Affari sociali della Camera, ha evidenziato l’esigenza di una soluzione nazionale al finanziamento del test, per superare le disparità territoriali. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione del Ministero della Salute, Ilenia Malavasi della Commissione Affari sociali della Camera, Anna Fagotti, direttrice dell’UOC di Ginecologia oncologica del Policlinico Gemelli di Roma, e Gian Franco Zannoni, direttore dell’UOC di Anatomia patologica generale dell’Università Cattolica di Roma.

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