Endometriosi
28 Settembre 2026Antagonista orale del GnRH già rimborsato per i fibromi uterini dal 2024, linzagolix colina è ora disponibile anche per l'endometriosi

Circa 3 milioni di donne in Italia convivono con una diagnosi conclamata di endometriosi, ovvero il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Si tratta di una patologia cronica, infiammatoria, spesso invalidante, che porta con sé dolore pelvico cronico, dispareunia, sintomi gastrointestinali e, nel 30-50% dei casi, problemi di fertilità. Eppure, il ritardo diagnostico medio supera i dieci anni dall'insorgenza dei sintomi, con quattro o cinque ginecologi interpellati prima che qualcuno ponga la diagnosi corretta. In questo scenario, la rimborsabilità di linzagolix colina ottenuta da parte del Sistema Sanitario Nazionale per l'indicazione in endometriosi, presentata a Milano da Theramex Italia, rappresenta un'evoluzione concreta nelle opzioni terapeutiche disponibili.
Cos'è linzagolix e come funziona
Linzagolix colina è un antagonista orale, selettivo e non peptidico del recettore del GnRH. Agisce bloccando il legame dell'ormone ipotalamico GnRH ai recettori ipofisari, riducendo la produzione di ormoni ovarici che alimentano la crescita delle lesioni endometriosiche e la sintomatologia associata. Già rimborsabile per i fibromi uterini da novembre 2024, la nuova indicazione estende la disponibilità alle donne con endometriosi con una storia di precedenti trattamenti farmacologici o chirurgici per la malattia.
La caratteristica distintiva rispetto alle terapie di seconda linea storicamente utilizzate è duplice: prima di tutto è somministrato per via orale; consente poi una modulazione più precisa dell'effetto attraverso la flessibilità del dosaggio e l'associazione con la terapia ormonale sostitutiva (Add Back Therapy). Somministrando estrogeni naturali e progestinici in quantità calibrate, è possibile mantenere l'effetto terapeutico senza esporre la paziente alle conseguenze dell'ipoestrogenismo che caratterizzano le altre terapie, come vampate, perdita di massa ossea e problemi cardiovascolari.
“Questa nuova classe di farmaci blocca in maniera più efficace l'attività dell'ovaio, eliminando il carburante che fa crescere le lesioni e produce dolore, senza però creare tutti gli effetti paradosso degli induttori di menopausa che utilizzavamo prima”, ha spiegato il professor Stefano Uccella, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all'Università degli Studi di Verona e Primario dell'Ospedale di Verona. “Associare la terapia ormonale sostitutiva non è un'opzione: è necessario, e permette di ritagliare su misura la terapia sulla singola paziente, sia nella scelta del progestinico che nel dosaggio degli estrogeni”.
I dati dello studio EDELWEISS 3
I risultati clinici dello studio di fase 3 EDELWEISS 3 sono solidi su più fronti. Sulla dismenorrea, il sintomo principale dell'endometriosi, l'efficacia è del 72% a tre mesi, dell'80% a sei mesi e del 90% a un anno.
“Uno dei problemi delle terapie tradizionali è che circa un terzo delle pazienti sviluppa resistenza fin da subito o nel corso del trattamento. Con questa molecola questo fenomeno sembra non accadere, o avvenire in misura estremamente ridotta”, ha sottolineato Uccella.
Risultati positivi anche sul dolore pelvico cronico, secondo principale sintomo della malattia, con un miglioramento della qualità di vita riferito dall'80% delle pazienti come molto o estremamente migliorato. Circa il 90% delle pazienti trattate con il dosaggio da 200 mg va in amenorrea.
L'aderenza allo studio è stata molto elevata, con un tasso di abbandono inferiore al 10% nel braccio farmaco, indicatore di buona tollerabilità. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati il mal di testa (7-8%, in riduzione nel corso dei mesi) e le vampate di calore (4-5% contro il 2-3% del placebo). Gli studi approvativi coprono un anno, con dati della classe che arrivano a due anni; la domanda aperta riguarda l'uso in pazienti molto giovani per tutta la durata della vita fertile.
Il ritardo diagnostico: un problema ancora irrisolto
Il professor Massimo Candiani, Ordinario di Medicina e Chirurgia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Primario della UO di Ginecologia e Ostetricia del San Raffaele e Vicepresidente di AENDO, ha inquadrato la malattia nella sua complessità: “Oggi l'endometriosi è definita come una patologia neuroinfiammatoria, tipica dell'età fertile, cronica e tendenzialmente recidivante. Il picco di incidenza è tra i 24 e i 35 anni, con due problematiche principali associate: maggiore frequenza di infertilità e dolore pelvico”.
Il ritardo diagnostico – che la letteratura stima in circa dieci anni dall'insorgenza, con quattro o cinque specialisti interpellati prima di arrivare alla diagnosi corretta – non dipende tanto dalla difficoltà tecnica di riconoscere la malattia, quanto da un sistema di resistenze culturali e organizzative. Da un lato c'è la normalizzazione del dolore, alimentata dal pudore delle pazienti nel riferire certi sintomi e da tradizioni culturali che portano a minimizzare. Dall'altro c'è la negazione da parte di alcuni professionisti, che non identificando la patologia tendono ad attribuire i sintomi ad altro.
“La difficoltà non è porre la diagnosi, a patto di ascoltare attentamente la paziente e la sua storia. Un colloquio aperto conduce quasi sempre a individuare l'endometriosi”, ha detto Candiani.
Il dolore dell'endometriosi ha una componente nocicettiva, con le fibre nervose che crescono all'interno delle lesioni; una neuropatica, poiché si creano circuiti che mantengono addirittura la memoria del dolore anche dopo la rimozione chirurgica della lesione; e una psicologica, che genera tensione muscolare del piano perineale. Per questo la presa in carico deve essere multidisciplinare.
Il ruolo della chirurgia: meno ma meglio
Uno degli aspetti più discussi dell'incontro riguarda l'evoluzione del ruolo della chirurgia nella gestione dell'endometriosi. Entrambi i clinici hanno riconosciuto che in passato si è operato troppo, con un approccio mutuato erroneamente dall'oncologia che ha generato danni non accettabili.
“L’endometriosi è una malattia infiammatoria, non un tumore: il linguaggio e l'approccio devono cambiare di conseguenza”, ha detto Uccella. “Avere un'arma terapeutica farmacologica più efficace ci permette di restringere il campo della chirurgia, riservandola alle pazienti che ne hanno davvero bisogno ed eseguendola meglio, in centri di riferimento”.
La terapia medica può svolgere un ruolo importante anche in relazione alla chirurgia: può procrastinare l'intervento fino al momento ottimale, ad esempio più vicino alla ricerca di una gravidanza, evitando di dover ripetere l'operazione più volte; oppure può ridimensionare lo stato infiammatorio della malattia prima dell'intervento, rendendo il campo operatorio meno compromesso e l'approccio chirurgico meno radicale.
Il modello organizzativo: hub, spoke e presidi
Il professor Candiani ha illustrato il modello organizzativo hub-spoke-presidi di base implementato in Regione Lombardia: i centri base per il primo accesso, i centri spoke per la diagnosi e la gestione dei casi di media complessità, e infine i centri hub per i casi più severi che richiedono team multidisciplinari, chirurgia complessa, centri di procreazione assistita di terzo livello, supporto psicologico e riabilitativo. Il professor Uccella ha riferito di un percorso analogo in fase di strutturazione in Veneto, dove è stato istituito un tavolo tecnico regionale di cui è responsabile.
La dottoressa Elisa Piva, Associate Medical Director di Theramex Italia, ha ricordato il posizionamento dell'azienda, interamente dedicata alla salute femminile in cinque aree terapeutiche, dall'adolescenza alla menopausa. Piva ha poi sottolineato come l'impegno non si limiti alla disponibilità del farmaco: “Per noi è importante non solo fornire innovazioni terapeutiche, ma lavorare a tutto tondo sul percorso di salute della donna: sensibilizzazione, formazione dei giovani clinici, dialogo con le istituzioni per accelerare l'accesso. La rimborsabilità di linzagolix colina segna un ulteriore passo nel nostro impegno per offrire alle donne trattamenti efficaci, mirati e personalizzati”.
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