Carenza farmaci
28 Settembre 2026Meno di 2.600 medicinali negli elenchi delle carenze a settembre, ma quasi 2.000 hanno equivalenti o alternative terapeutiche

Le carenze di medicinali non rappresentano oggi un'emergenza sanitaria in Italia, ma restano un importante campanello d'allarme sulla fragilità delle catene globali di approvvigionamento. È la fotografia tracciata dal nuovo dossier dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che analizza dimensioni, cause e possibili risposte al fenomeno, spostando il focus dalla singola indisponibilità alla tenuta complessiva della filiera farmaceutica. A settembre sono meno di 2.600 i medicinali presenti negli elenchi delle carenze pubblicati da Aifa. Di questi, quasi 2.000 hanno sul mercato italiano equivalenti o alternative terapeutiche. Per i restanti circa 600 medicinali, corrispondenti a circa 280 principi attivi, l'Agenzia prevede l'autorizzazione all'importazione dall'estero. Si tratta però, nella maggior parte dei casi, di vecchi farmaci ospedalieri: solo una ventina viene effettivamente importata dalle strutture sanitarie, mentre per gli altri vengono utilizzati prodotti più moderni e con un profilo ritenuto più favorevole per il paziente.
Il quadro, sottolinea Aifa, mostra quindi come la presenza di un farmaco negli elenchi delle carenze non coincida necessariamente con l'impossibilità per il paziente di proseguire la terapia. Equivalenti, alternative cliniche e procedure di importazione consentono nella maggior parte dei casi di garantire la continuità terapeutica. Nel tempo sono stati inoltre sviluppati strumenti specifici per intercettare e gestire le criticità. Tra questi il "Tavolo Tecnico Indisponibilità", istituito nel 2015 su iniziativa di Aifa con il coinvolgimento del ministero della Salute, della Regione Lazio e del Comando Carabinieri Nas. Nel 2019 è arrivata anche la piattaforma "DrugGhost", sviluppata dalla Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo) in collaborazione con Aifa per monitorare e prevedere carenze e indisponibilità di medicinali sul territorio nazionale ed europeo. Ma dietro le singole segnalazioni si muovono dinamiche molto più ampie, legate alla trasformazione dell'industria farmaceutica mondiale. Uno dei principali elementi di vulnerabilità è la concentrazione geografica della produzione dei principi attivi. Secondo il dossier Aifa, oggi circa due terzi della capacità produttiva mondiale di principi attivi è concentrata in Cina e India. La progressiva delocalizzazione della produzione fuori dall'Europa ha reso la filiera più dipendente da fornitori e stabilimenti collocati a migliaia di chilometri di distanza. Una concentrazione che espone il sistema a diversi fattori di rischio: problemi di qualità, interruzioni degli impianti, calamità naturali, restrizioni commerciali, difficoltà logistiche e crisi geopolitiche possono ripercuotersi sulla disponibilità dei medicinali anche sul mercato europeo. La pandemia di Covid-19 ha reso evidente questa vulnerabilità, ma il dossier guarda soprattutto alle sfide dei prossimi anni, in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente instabilità.
Tra gli elementi analizzati da Aifa c'è anche l'impatto delle recenti politiche statunitensi sul settore farmaceutico. Nel mirino dell'Agenzia c'è in particolare il meccanismo del "Most Favored Nation" (Mfn), promosso dall'amministrazione statunitense, che punta ad allineare i prezzi dei medicinali acquistati nell'ambito di Medicare e Medicaid a quelli più bassi praticati in un gruppo di Paesi sviluppati. Nel paniere di riferimento figurano anche Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Giappone, Danimarca e Svizzera. L'Italia, osserva Aifa, potrebbe assumere un peso rilevante proprio per il livello particolarmente contenuto dei prezzi di alcuni medicinali rispetto agli altri Paesi considerati. Il rischio evidenziato nel dossier è che un meccanismo di questo tipo possa rendere meno conveniente per le aziende introdurre alcuni farmaci, in particolare innovativi, nei mercati utilizzati come riferimento, per evitare che prezzi più bassi in questi Paesi producano successivamente una riduzione dei prezzi sul mercato statunitense. Un altro capitolo riguarda il "parallel trade", cioè le esportazioni parallele di medicinali all'interno del mercato unico europeo. Si tratta di un'attività legittima, ma i differenziali di prezzo tra i diversi Stati membri possono incentivare l'acquisto di confezioni sul mercato italiano per la successiva rivendita all'estero. In determinate circostanze questo può contribuire a creare indisponibilità sul territorio nazionale. Per questo Aifa monitora i flussi di esportazione e può adottare, quando necessario, provvedimenti temporanei di blocco dell'export per specifici medicinali.
Il dossier richiama inoltre un problema meno immediato ma altrettanto rilevante: la sostenibilità economica della produzione di alcuni medicinali. Prezzi e margini ridotti possono infatti diminuire l'interesse delle aziende a investire nella produzione, ridurre il numero degli operatori presenti sul mercato e aumentare la vulnerabilità della filiera. Da qui l'esigenza, secondo Aifa, di affiancare al criterio del prezzo anche considerazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla resilienza produttiva. In questa direzione si colloca la recente introduzione di procedure di rinegoziazione "fast track" per i farmaci a rischio di carenza sul mercato italiano, con l'obiettivo di neutralizzare gli effetti delle riduzioni di legge e mantenere disponibili medicinali considerati essenziali. Il tema è ormai al centro anche delle politiche europee. Il dossier passa in rassegna il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, il Critical Medicines Act e il ruolo di HERA, l'Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie. L'obiettivo è ridurre progressivamente la dipendenza da produzioni concentrate in poche aree del mondo e aumentare la capacità europea di garantire gli approvvigionamenti, soprattutto per i medicinali critici. "La vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto affrontare le singole carenze, ma costruire un sistema farmaceutico europeo più resiliente, capace di garantire accesso alle cure anche in un contesto internazionale sempre più instabile", sottolinea il presidente Aifa Robert Nisticò. "Quando si parla di carenze di medicinali è importante partire dai numeri e non dalle percezioni", aggiunge Nisticò. "In Italia fanno rumore le oltre 2.000 specialità medicinali presenti negli elenchi delle carenze, ma nella stragrande maggioranza dei casi esistono farmaci equivalenti o valide alternative terapeutiche che consentono di garantire senza interruzioni la continuità delle cure". Per il presidente Aifa, dunque, l'assenza di un'emergenza generalizzata non significa sottovalutare il fenomeno. "La disponibilità dei medicinali non può più essere considerata un fatto scontato: è un bene strategico che va protetto con la stessa attenzione con cui proteggiamo la salute dei cittadini".
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