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medicina tradizionale

18 Settembre 2026

Medicine tradizionali e integrate, l’Oms definisce le priorità di ricerca fino al 2034

Meno dell’1% dei finanziamenti mondiali per la ricerca sanitaria è destinato al settore


linee guida responsabilita medica

L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito le priorità globali di ricerca sulle medicine tradizionali, complementari e integrate per il periodo 2025-2034. L’obiettivo è produrre evidenze più solide su efficacia, sicurezza, regolazione e sostenibilità economica, necessarie per orientare le decisioni dei sistemi sanitari.

Secondo il rapporto, meno dell’1% dei finanziamenti mondiali destinati alla ricerca sanitaria viene indirizzato a questo settore, nonostante il ricorso alle pratiche tradizionali e complementari sia diffuso in tutte le Regioni dell’Oms. L’Organizzazione rileva anche un disallineamento tra gli studi disponibili, i bisogni della popolazione e le informazioni richieste dai decisori pubblici.

L’agenda individua sette aree cliniche prioritarie: ictus, salute mentale, trattamento del dolore, patologie muscoloscheletriche, tumori, salute metabolica e malattie endocrine, salute riproduttiva e parto. L’ictus riceve meno dell’1% dei finanziamenti destinati alla ricerca sulle medicine tradizionali e integrate, mentre nell’analisi condotta dall’Oms non sono stati identificati finanziamenti specificamente concentrati sulla salute mentale.

Tre ulteriori priorità riguardano questioni trasversali: One Health e resilienza climatica, applicazioni dell’intelligenza artificiale, preparazione alle pandemie e resistenza antimicrobica. Per l’IA, il documento chiede regole che garantiscano un utilizzo sicuro ed etico dei dati e proteggano le conoscenze mediche tradizionali da impieghi impropri.

Per la Regione europea le aree indicate comprendono salute mentale, sonno e resilienza psicologica, gestione del dolore, invecchiamento sano, preparazione alle pandemie, resistenza antimicrobica e modelli di medicina integrata in oncologia e cure palliative. Tra le azioni proposte figurano la creazione di finanziamenti dedicati, il rafforzamento degli istituti pubblici di ricerca e l’istituzione di un registro europeo degli studi, con l’obiettivo di ridurre le duplicazioni e consolidare le evidenze disponibili.

Agli Stati membri l’Oms chiede di allineare i programmi nazionali alle condizioni con il maggiore impatto sanitario, applicare criteri condivisi nella selezione dei progetti e sostenere studi sull’integrazione sicura ed efficace di queste pratiche nei sistemi sanitari. Il documento richiama anche la necessità di valutazioni economiche, procedure di Health technology assessment, standard produttivi e sistemi di sorveglianza degli eventi avversi.

L’agenda è stata costruita attraverso l’analisi di 39.927 finanziamenti appartenenti a 40 programmi, la mappatura di 116 istituti di ricerca in 67 Paesi e consultazioni con 199 partecipanti provenienti da 75 Paesi. Il processo ha incluso anche un’indagine Delphi in due round con 235 esperti.

L’Oms precisa che il documento non costituisce una linea guida clinica, uno strumento regolatorio o una prescrizione di politica sanitaria. Non raccomanda quindi specifici trattamenti, ma indica le ricerche necessarie per stabilire in quali ambiti le medicine tradizionali, complementari e integrate possano contribuire in modo sicuro, efficace ed equo all’assistenza.

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