Social media
18 Settembre 2026La Commissione presenta il KIDS Act: verifica dell'età, controllo dei genitori e obblighi di "sicurezza fin dalla progettazione" per social

Niente social sotto i 13 anni e nessun account autonomo fino ai 15. La Commissione europea propone di cambiare le regole con cui bambini e adolescenti accedono alle piattaforme digitali, spostando sulle aziende tecnologiche la responsabilità di dimostrare che i loro servizi sono sicuri per i minori. È il cuore del KIDS Act, presentato oggi a Strasburgo da Ursula von der Leyen e dalla vicepresidente Henna Virkkunen, che interviene non solo sui social ma anche su piattaforme video, videogiochi online, chatbot e "compagni" basati sull'intelligenza artificiale. La proposta nasce da un quadro di esposizione digitale che la Commissione considera sempre più problematico. Secondo i dati Ue, gli adolescenti tra 13 e 18 anni trascorrono in media 4,5 ore al giorno davanti agli schermi nei giorni di scuola e 6,1 ore nel fine settimana. Solo la metà dei bambini tra 9 e 16 anni dice di sentirsi al sicuro online; il 38% riferisce difficoltà ad addormentarsi a causa dei social e il 33% dichiara di sentirsi spesso stressato o ansioso per il loro utilizzo. Il cyberbullismo è inoltre la principale ragione per cui i minori si rivolgono ai Safer Internet Centres.
È su questo terreno che la Commissione introduce una "social media delay", con soglie diverse a seconda dell'età. Sotto i 13 anni i minori non potranno avere account sui social. Potranno invece utilizzare servizi di condivisione video espressamente progettati per bambini attraverso l'account del genitore o tutore, con strumenti per limitare l'utilizzo fino a un'ora al giorno. Tra i 13 e i 15 anni sarà possibile utilizzare social e piattaforme di condivisione video solo attraverso "mini-account" creati e supervisionati dal genitore o tutore. Le funzionalità saranno limitate, così come i contatti sociali e il tempo di utilizzo. Dai 15 anni il minore potrà invece creare autonomamente il proprio account. Anche in questa fascia, però, resteranno obbligatori gli standard di sicurezza previsti dal KIDS Act. La verifica dell'età diventa quindi uno degli elementi centrali del nuovo sistema. Le piattaforme dovranno controllare l'età di chi apre un nuovo account e verificare anche gli account già esistenti quando le nuove regole entreranno in vigore. Potranno utilizzare l'app europea per la verifica dell'età o altri sistemi che garantiscano affidabilità e tutela della privacy. Secondo la Commissione, l'app Ue non conserva documenti di identità o dati biometrici e comunica alla piattaforma soltanto se l'utente possiede l'età necessaria per accedere al servizio.
Ma il KIDS Act non si ferma alla questione anagrafica. Il secondo pilastro è la "safety by design": la sicurezza dei minori dovrà essere incorporata nella progettazione stessa dei servizi. Per tutti gli utenti sotto i 18 anni vengono proposte regole contro le funzionalità che favoriscono comportamenti compulsivi, lo scrolling infinito, le notifiche push durante le ore notturne e i meccanismi di ricompensa ingannevoli. Nel mirino ci sono soprattutto i meccanismi che spingono a prolungare la permanenza online. "Quando una funzionalità genera dipendenza, si tratta di un divieto netto", ha detto von der Leyen. Le piattaforme, ha spiegato, "devono rimuovere quella funzionalità e, finché ciò non sarà avvenuto, non ci sarà accesso alla piattaforma per bambini e minori". La presidente della Commissione ha puntato il dito anche contro il modo in cui sono progettate le piattaforme. "Le piattaforme sono progettate per catturare l'attenzione", ha affermato, spiegando che i loro algoritmi "apprendono dal nostro comportamento e lo sfruttano per farci cliccare, reagire". Secondo von der Leyen, l'obiettivo è "mantenere i bambini online e monetizzare la loro attenzione". Il riferimento è anche ai sistemi di raccomandazione. I nuovi obblighi dovranno ridurre il rischio che un minore venga trascinato in "rabbit holes", cioè sequenze di contenuti sempre più problematici sulla base delle sue precedenti interazioni. I ragazzi dovranno inoltre poter controllare, personalizzare e ripristinare le impostazioni dei sistemi di raccomandazione. Le impostazioni di sicurezza dovranno essere attive per default. I profili dei minori dovranno essere privati e saranno previste limitazioni alla geolocalizzazione, alla fotocamera e al microfono. Gli estranei non potranno contattare direttamente i bambini e le piattaforme dovranno mettere a disposizione strumenti semplici per bloccare o silenziare altri utenti. La proposta prevede inoltre il divieto di livestreaming per i minori e limita la pubblicità personalizzata basata sull'attività precedente.
Un capitolo specifico riguarda l'intelligenza artificiale. Chatbot e "AI companions" dovranno essere disattivati per impostazione predefinita e non potranno simulare relazioni interpersonali in modo da creare dipendenza emotiva. Nei giochi e nelle app rivolte ai bambini non potranno attivarsi autonomamente, essere proposti in modo insistente o essere difficili da disattivare. La Commissione collega esplicitamente questi rischi anche alla salute e al benessere. Von der Leyen ha parlato di un "corpus solido di evidenze sui danni che i social media provocano a un cervello e a una personalità in via di sviluppo", citando tra le conseguenze "privazione del sonno, depressione, ansia, autolesionismo, comportamenti compulsivi e, tragicamente, il suicidio". La presidente ha aggiunto che "i genitori non possono competere né tenere il passo con gli algoritmi, e non dovrebbero doverlo fare".
Il problema, secondo la Commissione, non riguarda comunque soltanto i minori. "I design che generano dipendenza danneggiano tutti, che si tratti di un minore o di un adulto", ha detto von der Leyen, annunciando per l'autunno il Digital Fairness Act, un quadro normativo più ampio sulle pratiche digitali considerate manipolative o sleali. Il terzo pilastro del KIDS Act riguarda la verifica dell'età e la responsabilità dei genitori. Il sistema prevede strumenti di controllo parentale più semplici e la possibilità per i genitori di limitare l'accesso dei figli ai servizi non adatti alla loro età. Per i minori tra 13 e 15 anni il controllo parentale diventa parte integrante del modello dei "mini-account". Il quarto pilastro è l'enforcement. Per le piattaforme online di dimensioni molto grandi, con almeno 45 milioni di utenti mensili attivi nell'Ue, la proposta introduce un'inversione dell'onere della prova: saranno le aziende a dover dimostrare preventivamente che i propri servizi sono sicuri per i minori. Dovranno presentare alla Commissione un piano di conformità per nuovi servizi, caratteristiche o funzionalità, sottoponendolo anche alla valutazione di un revisore indipendente. La Commissione potrà chiedere misure correttive e sono previste procedure accelerate per le violazioni, con l'obiettivo di concludere le indagini entro 90 giorni. Per le violazioni sono previste sanzioni fino al 6% del fatturato annuo mondiale complessivo. "Mettiamo i genitori al posto di guida e spostiamo l'onere di dimostrare la sicurezza sulle piattaforme, dove deve stare", ha dichiarato von der Leyen presentando il provvedimento. Il limite di età, ha precisato, "non significa esonerare le aziende tecnologiche dalla responsabilità sui contenuti delle piattaforme": per ogni persona sotto i 18 anni dovrà valere il principio della sicurezza fin dalla progettazione. Il KIDS Act è ora una proposta legislativa e dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di poter diventare legge.
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