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Tumore al seno

23 Aprile 2026

Tumore al seno, per la prevenzione della recidiva Novartis lancia la campagna “Facciamo squadra”

Novartis lancia una campagna multistakeholder con quattro associazioni di pazienti


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n Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 54mila nuovi casi di tumore al seno. Grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nei trattamenti, la sopravvivenza è migliorata in modo significativo. Ma nelle forme più comuni, quelle ormono-positive, il rischio di recidiva può persistere anche a distanza di molti anni dalla diagnosi. È su questo fronte che si concentra “Facciamo squadra: giochiamo d'anticipo contro il rischio di recidiva del tumore al seno”, la campagna lanciata da Novartis il 20 aprile a Milano, con il sostegno di ANDOS, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna ODV.

Il cambio di paradigma

Il punto di partenza è un'inversione di rotta culturale e clinica: non attendere la comparsa della recidiva per intervenire, ma lavorare attivamente per prevenirla.

“Intervenire in modo efficace sul rischio di recidiva significa ridurre la probabilità che la malattia si ripresenti, potenzialmente anche in forma metastatica”, ha spiegato Carmen Criscitiello, Responsabile dell'Oncologia Mammaria dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas e Professore Associato di Humanitas University. “Oggi disponiamo di strumenti sempre più efficaci per ridurre questo rischio e modificare concretamente la storia naturale della malattia”.

Negli ultimi anni sono stati approvati oltre 30 nuovi farmaci per il tumore alla mammella. Terapie chemioterapiche ed endocrine che, se assunte con continuità, riducono il rischio di ricaduta e migliorano la sopravvivenza complessiva. Il problema è l'aderenza: secondo dati statunitensi, circa il 30% delle donne interrompe le cure a causa degli effetti collaterali. Un dato su cui clinici e industria dichiarano di voler lavorare con priorità.

Giulia Valeria Bianchi, Medico oncologo della S.S. Oncologia Medica Senologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha messo a fuoco uno dei nodi clinici più concreti: trattare pazienti senza malattia attiva per prevenire il rischio di recidiva è oggi un'opzione reale, ma richiede che le donne siano pienamente consapevoli del perché lo stanno facendo. “La recidiva oggi è diversa a seconda della paziente", ha spiegato. Informare correttamente del rischio individuale non è un dettaglio, ma una leva terapeutica: aumenta l'accettazione di cure spesso molto lunghe, in alcuni casi fino a sette anni, e quindi la persistenza nel trattamento. Un elemento decisivo, perché maggiore aderenza si traduce direttamente in vantaggio in termini di sopravvivenza.



La voce delle istituzioni

L'evento ha visto una partecipazione significativa delle istituzioni nazionali e regionali. L'onorevole Vanessa Cattoi, Presidente dell'Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, ha illustrato un emendamento in fase di presentazione nella Missione 7 del PNRR, che prevede l'attivazione del teleconsulto oncologico nelle Case di Comunità. L'obiettivo è ridurre gli accessi ospedalieri non necessari e garantire un monitoraggio continuo, soprattutto per le pazienti geograficamente distanti dai centri di riferimento. Sul tavolo anche il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e l'integrazione delle banche dati regionali per ottimizzare la pianificazione degli interventi.



Sul fronte fast track, l'onorevole Simona Loizzo, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Nuove Frontiere Terapeutiche nei Tumori della Mammella”, ha annunciato una riforma in fase di pre-intesa con AIFA e Ministero della Salute per portare a tempi significativamente più brevi il percorso che va dal riconoscimento di un farmaco innovativo al suo effettivo accesso per le pazienti. Ha inoltre richiamato l'attenzione sugli indicatori di qualità per le breast unit, introdotti con un emendamento e affidati all'Istituto Superiore di Sanità, e sulla necessità di rendere operativo lo screening digitale tramite SPID.

Dalla Regione Lombardia, Gigliola Spelzini, Coordinatrice dell'Intergruppo consiliare regionale “Insieme per un impegno contro il cancro”, ha ricordato che una mozione è stata approvata all'unanimità per il monitoraggio delle breast unit sul territorio lombardo. Il requisito minimo di 150 interventi l'anno per unità è ancora disatteso in molte realtà, e colmare questo gap resta una priorità. “La presa in carico deve svilupparsi come un percorso strutturato, continuo e integrato”, ha sottolineato Spelzini.

Il ruolo delle associazioni e della psiconcologia

Anna Maria Mancuso, Presidente di Salute Donna ODV e voce delle quattro associazioni partner, ha rimarcato il modello di lavoro adottato: non la contrapposizione agli stakeholder istituzionali e industriali, ma una co-progettazione corale. Le associazioni di pazienti, ha spiegato, sono presenti anche all'interno dei percorsi clinici con 340 volontari formati e distribuiti negli ospedali. Mancuso ha avanzato anche una proposta concreta: riconoscere alle associazioni di pazienti permessi analoghi a quelli dei sindacalisti, per tutelare il loro ruolo nei percorsi di cura.



La psiconcologia è stata al centro dell'intervento di Gabriella Pravettoni, Professoressa Ordinaria di Psicologia delle Decisioni dell’Università degli Studi di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO): una breast unit non può essere accreditata senza questa figura, e i dati lo confermano. “Ciò che non si elabora, si ripete”, ha detto. Il supporto psicologico non è accessorio, ma parte integrante del trattamento, soprattutto in una fase in cui la qualità di vita migliora ma le ansie non scompaiono.

Il gap informativo da colmare

Una ricerca condotta da Novartis con IQVIA su 80 donne con tumore al seno in stadio localizzato ha rilevato che circa una donna su quattro con tumore al seno si rivolge alle associazioni di pazienti per trovare supporto informativo ed emotivo. Ma il punto critico emerso è un altro: molte donne non conoscono il proprio rischio di recidiva e non ne discutono con il medico. L'intervento chirurgico viene vissuto come un punto d'arrivo, non come l'inizio di una nuova fase di gestione attiva della malattia.

Da questa evidenza nasce la “Coach Academy”, strumento formativo della campagna per aiutare le donne a strutturare il dialogo con il clinico, a esprimere i propri bisogni e a prendere decisioni consapevoli. Il sito “È tempo di vita” raccoglie risorse informative online, sviluppate in collaborazione con esperti e associazioni.

“Sappiamo che per cogliere pienamente il valore dell'innovazione terapeutica è necessario un lavoro di squadra che renda possibile l'accesso all'innovazione, percorsi di cura centrati sulla persona e l'empowerment del paziente”, ha concluso Paola Coco, Chief Scientific Officer e Head of Medical Affairs di Novartis Italia.



A chiusura, la voce dello sport

A conclusione dell'evento è intervenuta Rita Guarino, allenatrice di calcio femminile e speaker istituzionale della campagna. Il suo contributo ha portato sul palco il valore dello sport come metafora di squadra applicata alla salute: la stessa determinazione, la stessa capacità di lavorare insieme verso un obiettivo comune che si richiede a un gruppo in campo, sono le qualità che servono a pazienti, clinici, istituzioni e industria per affrontare il tumore al seno con un approccio coordinato e vincente.

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