Obesità
04 Marzo 2026In occasione del World Obesity Day, Parole O_Stili e Lilly rilanciano il glossario con 25 parole chiave per promuovere un linguaggio rispettoso e inclusivo sull’obesità. L’obiettivo è contrastare stigma e pregiudizi che rappresentano ancora una barriera all’accesso alle cure

L’obesità è una malattia cronica complessa, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, determinata dall’interazione di fattori genetici, biologici, ambientali e sociali, e per parlarne, come per tutte le altre malattie, serve un linguaggio non discriminante, inclusivo senza stereotipi, pregiudizi e generalizzazioni. In occasione del World Obesity Day del 4 marzo, l’associazione Parole O_Stili, in collaborazione con Lilly e con il patrocinio dell’Associazione Pazienti Amici Obesi, rilancia “Non c’è forma più corretta”, il primo glossario europeo dedicato a un linguaggio rispettoso e inclusivo sull’obesità. Il progetto raccoglie 25 parole e concetti chiave per ciascun dei quali vengono evidenziate espressioni offensive o denigratorie e formule di uso comune, anche apparentemente positive, che possono risultare inappropriate.
Stigma e pregiudizio barriere di accesso alle cure
L’obesità è definita dall’Oms una malattia cronica complessa e multifattoriale, caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo che può compromettere la salute e la qualità della vita. Non è riducibile a una semplice questione di volontà individuale: la sua insorgenza dipende dall’interazione di fattori genetici, biologici, ambientali, sociali e culturali. Eppure, nell’immaginario collettivo continua a essere associata a colpa o mancanza di volontà, alimentando stigma e discriminazione.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, lo stigma legato all’obesità influisce negativamente sull’accesso alle cure, sulla qualità delle diagnosi e sull’aderenza ai trattamenti. Le persone che vivono con obesità riportano esperienze frequenti di giudizio o semplificazione clinica, che possono portare a ritardare diagnostici o evitare la presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Lo stigma colpisce così in modo sproporzionato chi è già esposto a fragilità sociali, economiche e culturali, aggravando le disuguaglianze nella salute.
“Le parole hanno un peso reale: possono ferire, escludere o colpevolizzare chi vive con obesità, ma possono anche diventare strumenti di cura – commenta Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili –. Con questo glossario vogliamo offrire strumenti linguistici consapevoli e rispettosi, perché cambiare le parole è il primo passo per cambiare lo sguardo e restituire dignità alle persone”.
“Lo stigma associato alla patologia continua a rappresentare una delle principali barriere per le persone con obesità. In questo contesto, il linguaggio che utilizziamo ha un ruolo determinante: può favorire accoglienza e sostegno, oppure alimentare esclusione e giudizio - afferma Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access Lilly Italy Hub. - In occasione della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sull’obesità, la diffusione europea del glossario ‘Non c’è forma più corretta’, una guida al linguaggio rispettoso e inclusivo, rappresenta un passo concreto per sensibilizzare sul tema e riaffermare la responsabilità che, come azienda, sentiamo verso chi vive con obesità e verso il sistema salute nel suo complesso”.
Il glossario: le parole corrette per parlare di obesità
Il glossario “Non c’è forma più corretta” raccoglie 25 parole e concetti chiave che ricorrono nel dibattito pubblico e nel linguaggio quotidiano quando si parla di obesità, offrendo per ciascuno definizioni, contesto d’uso e indicazioni su espressioni inappropriate o stigmatizzanti.
Tra i termini analizzati compare “body shaming”, ossia il giudizio o la derisione dell’aspetto fisico, anche attraverso frasi apparentemente innocue come “Ti vedo dimagrita/o”, che possono rafforzare l’idea che la magrezza coincida con valore e benessere.
Il glossario affronta poi la “grassofobia”, intesa come insieme di stereotipi e discriminazioni rivolti alle persone con corpi grassi, spesso associati a pigrizia o mancanza di autocontrollo.
Ampio spazio è dedicato allo “stigma clinico”, cioè al pregiudizio che può emergere anche in ambito sanitario quando ogni problema di salute viene ricondotto esclusivamente al peso, con il rischio di diagnosi superficiali o ritardate.
Il documento propone inoltre una riflessione sull’uso dei termini “persona con obesità” (approccio person first) e “persona obesa” (approccio identity first), invitando a rispettare le preferenze individuali e a non ridurre l’identità alla condizione clinica.
Tra le espressioni discusse anche “taglia forte”, categoria dell’abbigliamento che, pur descrittiva, può sottintendere una deviazione da una presunta “normalità” e contribuire a una narrazione implicitamente stigmatizzante.
Il glossario approfondisce inoltre concetti come “diet culture”, quell’insieme di credenze che esaltano la magrezza come ideale assoluto e riducono la salute a una questione di peso corporeo, e “ambiente obesogenico”, che richiama la responsabilità dei contesti sociali, economici e urbani nel favorire stili di vita che aumentano il rischio di obesità. Un richiamo che sposta l’attenzione dalla colpa individuale alla complessità dei fattori determinanti di salute.
Per lanciare l’iniziativa, Parole O_Stili e Lilly hanno pubblicato anche un video-manifesto, che sarà disponibile a partire dal 4 marzo sui canali social e al quale seguirà una campagna digital pensata per sensibilizzare sull’importanza di un linguaggio consapevole e rispettoso quando si parla di obesità.
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