Sanità privata
28 Luglio 2026Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp chiedono una norma che subordini risorse e adeguamenti tariffari all’applicazione dei contratti rinnovati

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro della Salute Orazio Schillaci e al ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo per chiedere un intervento normativo sui contratti della sanità privata e del settore sociosanitario accreditato.
La richiesta è vincolare l’erogazione dei finanziamenti pubblici, gli incrementi delle risorse, gli adeguamenti tariffari e gli aggiornamenti dei Drg al rispetto dei diritti dei lavoratori e all’applicazione dei contratti collettivi nazionali rinnovati.
Secondo le tre organizzazioni, la vertenza interessa oltre 300.000 lavoratori. Il contratto della sanità privata sarebbe fermo da otto anni, mentre per il personale delle Rsa e della riabilitazione il mancato rinnovo durerebbe da quattordici anni.
«L’accreditamento non può favorire modelli economici basati sulla compressione del costo del lavoro», affermano i segretari generali Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi. I sindacati chiedono quindi l’introduzione di una «rigida condizionalità contrattuale»: nessun incremento di risorse o aggiornamento delle tariffe per le strutture che non applichino contratti rinnovati.
Nella lettera sono state incluse anche proposte emendative. Le organizzazioni contestano inoltre gli effetti della legge n. 112/2026, di conversione del decreto-legge 62/2026, che secondo il loro comunicato ha escluso il settore sociosanitario dalle tutele previste per favorire i rinnovi contrattuali.
In particolare, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp segnalano che i lavoratori interessati non potrebbero accedere, dopo nove mesi di vacanza contrattuale, all’indennità pari al 50% dell’Ipca-Nei riconosciuta agli altri dipendenti del settore privato.
I sindacati sostengono che il mancato rinnovo riduca il potere d’acquisto delle retribuzioni e renda più difficile attrarre e trattenere il personale. Richiamano inoltre i risultati economici registrati negli ultimi anni dai principali operatori del settore e chiedono che una quota delle risorse pubbliche sia destinata al rinnovo dei contratti.
«Il rinnovo dei contratti non è un fatto privato tra aziende e sindacati, ma chiama in causa la responsabilità delle istituzioni che autorizzano e finanziano i servizi», concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi. In assenza di risposte, le tre organizzazioni confermano la prosecuzione della mobilitazione.
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