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Pneumologia

27 Gennaio 2026

Bronchiectasie, Blasi: presa in carico specialistica e nuove prospettive terapeutiche

La gestione delle bronchiectasie deve avvenire in centri dedicati, in assenza di terapie approvate Aifa e con nuove opzioni farmacologiche in sviluppo 


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La presa in carico dei pazienti con bronchiectasie deve avvenire in centri dedicati, in assenza di terapie specifiche approvate e con un bisogno crescente di gestione strutturata delle riacutizzazioni. È quanto ha sottolineato Francesco Blasi, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio, a margine dell’evento “Alla scoperta delle bronchiectasie. Nuove prospettive per la gestione dei pazienti e la terapia di domani”, promosso da Insmed.



Secondo Blasi, oggi la patologia resta di fatto “orfana” di trattamenti autorizzati. “Il paziente con bronchiectasie dovrebbe essere riferito a un centro dedicato. Non abbiamo terapie approvate da Aifa e la gestione richiede competenze specifiche”, ha spiegato. Nei centri specialistici la presa in carico include l’insegnamento della fisioterapia respiratoria, la gestione dei fattori di rischio e degli stili di vita e un follow-up strutturato con colture dell’espettorato seriali, valutazioni periodiche con TAC del torace e prove funzionali respiratorie. La gestione delle infezioni, che rappresentano la principale causa di riacutizzazione, richiede un contesto pneumologico dedicato.

La prevenzione delle riacutizzazioni si basa soprattutto sulla fisioterapia respiratoria, “dimostrata ridurre le riacutizzazioni”, e sull’impiego di antibiotici, in particolare macrolidi e antibiotici inalatori. Si tratta di utilizzi off label, ma raccomandati dalle linee guida e supportati da studi randomizzati.

Sul fronte dell’innovazione terapeutica, Blasi ha richiamato lo sviluppo di farmaci che agiscono sui meccanismi dell’infiammazione neutrofila. Gli inibitori dell’enzima DPP1, che agisce a livello del midollo osseo, riducono l’attivazione degli enzimi infiammatori contenuti nei neutrofili, mantenendo la funzione di difesa immunitaria. “Gli studi clinici hanno dimostrato una riduzione significativa delle riacutizzazioni, un miglioramento della qualità della vita e una riduzione delle riacutizzazioni gravi che portano a ospedalizzazione”, ha affermato. In uno studio recente, con un dosaggio più elevato di uno di questi farmaci, è stato osservato anche un miglioramento della funzione respiratoria mantenuto nel tempo.

Il quadro delineato conferma il ruolo centrale dei centri specialistici nella gestione attuale e apre a prospettive di personalizzazione delle terapie, in attesa di eventuali sviluppi regolatori.

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