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17 Marzo 2026

Tumore al seno, una rete tra tre centri del Sud per ridurre la mobilità sanitaria

Parte il progetto Beacon tra Napoli, Rionero in Vulture e Bari per portare cure oncologiche più vicino alle pazienti


tumore seno

Mettere in rete competenze e strutture del Mezzogiorno per offrire cure oncologiche di qualità senza costringere le pazienti a spostarsi lontano da casa. È questo l’obiettivo di Beacon, il progetto che collega tre centri di riferimento per la cura del tumore al seno: l’Irccs Pascale di Napoli, il Crob di Rionero in Vulture e l’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari. L’iniziativa nasce per contrastare uno dei problemi più persistenti del sistema sanitario italiano, la mobilità sanitaria. Ogni anno circa 67mila pazienti oncologici si spostano fuori dalla propria regione per ricevere trattamenti ritenuti più adeguati, con costi personali ed economici rilevanti.

Il programma, promosso da Novartis con il supporto di Iqvia, prende forma da un’idea di Attilio Bianchi, già direttore dell’Istituto dei tumori di Napoli, ed è sviluppato nell’ambito dell’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.). Il progetto prevede la creazione di una collaborazione strutturata tra i centri coinvolti, basata sulla condivisione di competenze cliniche, dati e strumenti digitali, con il supporto della telemedicina. “Garantire cure di qualità indipendentemente dal luogo in cui si vive deve essere una priorità”, osserva Michelino De Laurentiis, responsabile della Senologia dell’Istituto dei tumori di Napoli e coordinatore dell’iniziativa insieme agli oncologi Roberta Caputo e Francesco Nuzzo. Secondo De Laurentiis, il lavoro in rete tra strutture di eccellenza del Sud può consentire alle pazienti di accedere a trattamenti avanzati senza affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza”.

Il progetto prevede anche un sistema di monitoraggio basato su indicatori che analizzeranno diverse fasi del percorso di cura: dalla diagnosi precoce allo screening, dal trattamento chirurgico agli esiti delle terapie, fino alla gestione degli effetti collaterali e alla qualità della vita. La prossima fase sarà la sperimentazione operativa del modello all’interno della rete A.M.O.Re. “Se i risultati saranno positivi – spiega il direttore generale del Pascale, Maurizio di Mauro – l’esperienza potrà essere estesa anche ad altri contesti, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure oncologiche”.

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