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Stomia

18 Dicembre 2025

Quando il “sacchetto” diventa vita: la stomia tra cura e dignità

I dispositivi di raccolta per stomia intestinale e urinaria sono il risultato di decenni di ricerca biomedica, innovazione dei materiali e attenzione crescente alla qualità di vita


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C’è un momento, spesso improvviso, in cui il corpo cambia mappa. Un intervento chirurgico salva la vita, ma può modificare per sempre il modo in cui una persona si relaziona con sé stessa e con il mondo. È il momento della stomia. Intestinale o urinaria, temporanea o definitiva, la stomia non è solo un atto chirurgico: è una soglia. Attraversarla significa imparare una nuova fisiologia, accettare un nuovo equilibrio, affidarsi a dispositivi e competenze che, ogni giorno, rendono possibile ciò che prima sembrava impensabile: continuare a vivere.

Dal punto di vista scientifico, la stomia è una soluzione terapeutica consolidata e consiste in un’apertura chirurgica creata sull’addome che mette in comunicazione un organo interno - di solito l’intestino o le vie urinarie -  con l’esterno del corpo. Questo permette l’eliminazione di feci o urine quando il normale percorso non è possibile o deve essere temporaneamente escluso.

Viene realizzata quando un tratto dell’intestino o dell’apparato urinario non può più svolgere la propria funzione, a causa di patologie oncologiche, malattie infiammatorie croniche, traumi o malformazioni. Attraverso un’apertura sull’addome, lo stoma consente l’eliminazione delle feci o delle urine in modo sicuro. Senza questa possibilità, molte persone non sopravviverebbero all’intervento o alle complicanze della malattia. 

In questo senso, la stomia è a pieno titolo un presidio salvavita. Ma se la chirurgia crea la condizione per vivere, è il “sacchetto” a rendere possibile la quotidianità. I dispositivi di raccolta per stomia intestinale e urinaria sono il risultato di decenni di ricerca biomedica, innovazione dei materiali e attenzione crescente alla qualità di vita. Oggi parliamo di sacchetti sottili, ergonomici, con filtri antiodore, sistemi di adesione cutanea avanzati e soluzioni personalizzabili. Non sono semplici contenitori: sono interfacce tra il corpo e il mondo esterno, strumenti che permettono di lavorare, viaggiare, praticare sport, avere relazioni affettive e sociali.

Eppure, nonostante il progresso tecnologico, vivere con una stomia resta una sfida complessa. Le difficoltà non sono solo fisiche, ma anche psicologiche e sociali. Il timore delle perdite, l’attenzione costante alla cute peristomale, il rapporto con l’immagine corporea e con l’intimità sono aspetti che incidono profondamente sul benessere della persona stomizzata. Ma è qui che la scienza incontra la cura, e che il ruolo dei professionisti sanitari specializzati diventa cruciale.

Gli stomaterapisti (infermieri esperti nella gestione delle stomie) rappresentano una figura chiave nel percorso di cura. Non si limitano a insegnare come cambiare un sacchetto o come pulire lo stoma. Accompagnano la persona prima e dopo l’intervento, valutano il tipo di stomia, scelgono insieme al paziente il dispositivo più adatto, prevengono complicanze cutanee e aiutano a riconoscere precocemente eventuali problemi. La loro competenza si basa su conoscenze cliniche approfondite, ma anche su capacità relazionali ed educative.

Numerosi studi dimostrano che un’assistenza stomaterapica strutturata riduce le complicanze, migliora l’aderenza ai dispositivi e aumenta significativamente la qualità di vita. La presenza di un infermiere specializzato è spesso il fattore che fa la differenza tra una stomia vissuta come una condanna e una stomia integrata nella propria identità. In altre parole, il sacchetto non basta: serve qualcuno che insegni come conviverci, senza paura e senza vergogna. E proprio per abbattere pregiudizi e vergogna che, l’Associazione Laziale Stomizzati e Incontinenti (ALSI Odv), ha lanciato una campagna di sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica e anche alle stesse persone stomizzate, per diffondere il messaggio che chi ha una stomia si è salvato la vita e che non ha nulla da vergognarsi. 

La quotidianità col “sacchetto” non è facile - dichiara Antonio Menconi, presidente ALSI OdV - il nascondersi alla socialità è talmente diffuso che abbiamo deciso, come Associazione di Volontariato, di realizzare una campagna di comunicazione molto diretta e per nulla soft: noi stomizzati dobbiamo ringraziare ogni giorno questi pezzi di plastica che ci consentono di vivere e dobbiamo sconfiggere il sopravvivere: siamo stati e ci siamo curati per essere attivi non per tumularci in casa

In un sistema sanitario sempre più orientato alla cronicità, la stomia è un esempio emblematico di come la tecnologia però da sola non sia sufficiente. Servono percorsi di presa in carico continui, accesso equo ai dispositivi, formazione costante degli operatori e informazione corretta per i pazienti e i caregiver. Parlare di stomia in modo aperto e scientificamente rigoroso, ma con un linguaggio comprensibile, è parte integrante di questo processo.

Restituire dignità alla parola “sacchetto” significa riconoscerne il valore salvavita e liberarlo dallo stigma. Significa anche dare visibilità alle migliaia di persone che, grazie a una stomia e al supporto di professionisti competenti, hanno ricominciato a progettare il futuro. La stomia non è la fine di una storia, ma l’inizio di una nuova narrazione, in cui scienza medica, assistenza e umanità camminano insieme.

Di Beatrice Curci

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