mieloma multiplo
16 Giugno 2025Gli studi DREAMM 7 e 8 presentati all’EHA mostrano che belantamab, in combinazione tripla, migliora nettamente gli esiti nei pazienti con mieloma multiplo recidivante

Una combinazione farmacologica a base di belantamab mafodotin ha triplicato la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con mieloma multiplo recidivante o refrattario, rispetto alla terapia standard. È quanto emerge dallo studio DREAMM 7, presentato al Congresso Europeo di Ematologia (EHA) in corso a Milano, che ha coinvolto 494 pazienti.
La sopravvivenza mediana senza progressione della malattia è passata da 13,4 mesi a 36,6 mesi, con una riduzione del 42% del rischio di morte rispetto alla terapia standard a base di daratumumab, bortezomib e desametasone (DVd). La nuova tripletta include belantamab mafodotin, bortezomib e desametasone (BVd).
Risultati positivi anche dallo studio DREAMM 8, che ha valutato belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (BPd), rispetto al regime di controllo PVd (bortezomib, pomalidomide e desametasone). Nel campione di 302 pazienti, la sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto i 32,6 mesi contro 12,5 mesi del braccio di controllo. Dopo un anno, l’80% dei pazienti trattati con BPd risultava ancora vivo e senza progressione, rispetto al 67% del gruppo PVd.
I due studi arrivano in concomitanza con la raccomandazione del CHMP dell’EMA per l’approvazione delle combinazioni con belantamab, attesa nel terzo trimestre del 2025. Le nuove opzioni terapeutiche potrebbero ridefinire la gestione del mieloma multiplo già dalla prima recidiva.
Un ulteriore vantaggio è la somministrazione ambulatoriale di belantamab, che non richiede premedicazione né ricovero ospedaliero.
“Questi dati confermano l’efficacia di belantamab mafodotin in pazienti difficili da trattare, anche refrattari a lenalidomide o daratumumab – ha dichiarato il prof. Alessandro Corso, direttore di Ematologia all’Ospedale di Legnano –. Inoltre, la somministrazione in Day Hospital permette di estendere la disponibilità della terapia anche ai centri periferici”.
Gli studi sono stati condotti da GSK, che ha annunciato i risultati nel corso del congresso europeo in corso a Milano dal 12 al 15 giugno.
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