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29 Gennaio 2025

Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B, i benefici di polatuzumab ad un anno dalla sua approvazione

Polatuzumab in combinazione con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone è stata la prima terapia recentemente rimborsata in Italia per il trattamento di pazienti adulti con Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B 


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Uno studio curato da AdRes, Health Economics & Outcome Research e presentato al recente congresso ISPOR tenutosi a Barcellona sottolinea il risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) generato dall’anticorpo farmaco-coniugato Polatuzumab indicato in prima linea per il trattamento del Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B, ad un anno dalla sua approvazione e rimborsabilità in Italia.

Il Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL) è la forma più comune e tra le più aggressive di linfoma non Hodgkin. Ogni anno, infatti, si contano oltre 500.000 nuove diagnosi a livello mondiale e circa 13.200 in Italia.
Polatuzumab in combinazione con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) è stata la prima terapia recentemente rimborsata in Italia per il trattamento di pazienti adulti con Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL), non pretrattato e con un punteggio dell'Indice Prognostico Internazionale di 3-5.
Il follow up a 5 anni dello studio Polarix, presentato nell’ultimo congresso mondiale di ematologia ASH, conferma il beneficio dell’innovativo anticorpo farmaco-coniugato nella riduzione del rischio di progressione della malattia del 23% rispetto al trattamento R-CHOP.
Inoltre, i pazienti trattati con polatuzumab in prima linea DLBCL, ad un follow up di 5 anni, ricevono molti meno (-23%) trattamenti anti-linfoma successivi rispetto ai pazienti trattati con R-CHOP, con un impatto importante anche in termini di qualità di vita.

La riduzione di terapie successive alla prima linea ha un impatto positivo in termini di contenimento dei costi associati, ad un anno dalla rimborsabilità della terapia nel nostro Paese. Ad un anno dalla sua approvazione, uno studio ha misurato l’impatto generato dall’introduzione di questo nuovo approccio terapeutico. I pazienti in cura con polatuzumab hanno meno probabilità di ricevere successive linee di trattamento, con un risparmio medio stimato per i costi sanitari associati di circa 12.300 euro a paziente nel primo anno. Su un orizzonte temporale di 3 anni, possono essere evitati circa 1.800 trattamenti successivi, generando benefici per i pazienti in termini di migliore gestione della malattia e per il SSN, grazie ad un risparmio complessivo stimato in ben 60 milioni di euro. Tale risparmio consente di compensare e mantenere sostenibile l’investimento per mettere a disposizione dei pazienti italiani l’innovazione terapeutica rappresentata da polatuzumab, ottenendo un maggior controllo della malattia e migliorando il patient journey oltre la prima linea, nei soggetti a maggior rischio di progressione.

“L'approvazione da parte di AIFA di polatuzumab in combinazione con R-CHP sta rappresentando e rappresenterà una svolta significativa per i pazienti italiani affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B” ha dichiarato il Professor Pier Luigi Zinzani, Direttore Istituto di Ematologia "L. e A. Seràgnoli", Università di Bologna.

“È importante poter agire anche fin dalle fasi precoci della malattia – dichiara Anna Maria Porrini, Direttore Medico Roche Italia – Siamo consapevoli che oggi più che in passato e ancora di più nel prossimo futuro, la sfida per la ricerca farmaceutica sia quella di riuscire a creare valore con soluzioni terapeutiche capaci di rispondere a bisogni clinici insoddisfatti e fare la differenza nelle vite dei pazienti, garantendo, al tempo stesso, che l’accesso all’innovazione possa essere equo e sostenibile per il Sistema Salute e la collettività”.



“Adottare un approccio basato sul valore complessivo delle tecnologie sanitarie (Value-Based Healthcare) significa investire in soluzioni innovative ed efficaci che apportano benefici concreti all’intero sistema Paese – afferma Andrea Marcellusi, Presidente dell’ISPOR Italy Chapter Roma e docente presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano – In una prospettiva di programmazione sanitaria, l’impiego di tecnologie ad alto valore”.



“La ricerca ci rende continuamente partecipi di un momento che nella cura dei tumori del sangue definirei magico, aumentando l’aspettativa e la qualità della vita – commenta Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino ETS – In questo scenario, considerando che stiamo ridisegnando l’intero nostro sistema sanitario, è necessario da un lato offrire cure sempre più di prossimità per migliorare la qualità del tempo di chi cura e di chi viene curato, dall’altro misurare con attenzione l’impatto del valore dell’innovazione, in un’ottica di sostenibilità quantomai necessaria per continuare a garantire cure a tutti”.

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