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Diabete

19 Marzo 2026

Ecosistemi del diabete, l'alleanza per rimettere al centro i corretti stili di vita

Alla terza edizione degli Stati generali clinici, istituzioni e pazienti rafforzano la collaborazione e ribadiscono il messaggio della prevenzione


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Miglioramento della qualità della vita e sensibilizzazione in favore dell'attività fisica, riconosciuta come uno dei pilastri della salute pubblica. Contro il diabete in Italia è necessario stringere un’alleanza fra tutti gli attori della società per mutare il paradigma di approccio di cura e rafforzare l’assistenza. Alla malattia che colpisce oltre 4 milioni di persone è stata dedicata a Roma, nella sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), la terza edizione degli stati generali promossi dalla Federazione società diabetologiche italiane (FeSDI). Anche quest’anno, verrà redatto un documento finale in cui ribadire l’impegno da parte di clinici e istituzioni a promuovere uno screening di popolazione precoce, capace di intercettare i segnali, prima ancora che si manifesti l'iperglicemia a digiuno, prevenendo così le complicanze. Il diabete è una malattia sistemica che vive e si trasforma all’interno dei diversi ecosistemi: dai determinanti sociali alla ricerca, dall’innovazione alle politiche pubbliche e digitali. Diffondere la sensibilità in tutti i settori è un’esigenza condivisa anche da Renato Brunetta, presidente del Cnel. “Da un anno e mezzo – ha detto nel suo messaggio in apertura – stiamo studiando una proposta di legge sugli stili di vita con una chiave di lettura: la sostenibilità del welfare sanitario. Il sistema così come si è andato costruendo nel secondo dopoguerra infatti non regge più perché si basa sugli attivi e non attivi”.

Sinergie e dialoghi da alimentare

La prevenzione resta l'unica strada efficace per affrontare il futuro della malattia, potenzialmente grave nella popolazione. Per Salvatore De Cosmo, presidente Fesdi e l’Associazione medici diabetologici (Amd), fondamentali sono le collaborazioni che l’organizzazione ha promosso con numerosi altri attori, come l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), le amministrazioni locali, l'Health City Institute, la Fondazione Sport City, il Coni e Sport e Salute. “L’obiettivo primario di queste sinergie è promuovere la consapevolezza e la prevenzione del diabete e delle sue complicanze”, ha dichiarato De Cosmo aggiungendo che sono stati siglati accordi con gli Intergruppi Parlamentari focalizzati sul binomio "diabetesità" (diabete e obesità) e malattie croniche, con un’attenzione particolare alla qualità della vita nelle aree urbane e periferiche, dove il rischio di emarginazione sociale e sanitaria è più elevato. “Il supporto – ha osservato – alle politiche sanitarie si è concretizzato in azioni significative, come lo screening per il diabete di tipo 1, la tutela degli atleti diabetici e il riconoscimento dell'esercizio fisico come vero e proprio strumento terapeutico, ormai validato anche a livello istituzionale”.



Accesso alle cure e possibilità per gli sportivi diabetici

Non solo una patologia, ma una sfida sistemica che investe organizzazione, sostenibilità ed equità del servizio sanitario è il messaggio che sottolinea La presidente della Società italiana dei diabetologi (Sid) e componente della FeSDI, Raffaella Buzzetti. “Per vincere questa sfida – ha dichiarato – è indispensabile superare i confronti sporadici e istituire tavoli di lavoro strutturali e permanenti che mettano a sistema scienza, politica e istituzioni. Siamo pronti a definire una strategia nazionale rinnovata attraverso un documento programmatico, affinché il confronto odierno si trasformi in una collaborazione costante dedicata al miglioramento della salute e, soprattutto, della qualità della vita delle persone”. La professoressa ha rammentato la collaborazione con Aifa che ha permesso di raggiungere il traguardo storico della Nota 100, che ha semplificato drasticamente il percorso prescrittivo, migliorando la qualità di vita dei pazienti e il lavoro dei diabetologi. “Nonostante – ha detto – permangano alcune disparità regionali legate all'autonomia amministrativa, questa misura resta un pilastro per l'equità d'accesso alle terapie. Buzzetti ha inoltre aggiunto che si è aperto il confronto con le istituzioni per permettere agli sportivi diabetici di candidarsi ed entrare a far parte dei corpi dello Stato, abrogando così un divieto che vige dal 1932. “L'esempio di campioni come Alexander Zverev – ha dichiarato – dimostra che il diabete di tipo 1 non deve essere un limite; al contrario, lo sport deve essere riconosciuto come uno strumento essenziale di salute e inclusione, capace di ispirare anche i giovani sani a combattere la sedentarietà”.



La traduzione sul territorio dell’indirizzo

Il ruolo delle Regioni è centrale nel tradurre le strategie nazionali in modelli organizzativi concreti, capaci di rispondere ai bisogni delle comunità locali anche per assistere le persone con diabete. “Per affrontare la malattia – ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, in un videomessaggio – serve un rafforzamento deciso delle politiche di prevenzione, a partire dagli stili di vita, dall'alimentazione, dall'attività fisica, fino al contesto ambientale e alle condizioni socio-economiche". Temi già al centro del Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 e che, ha evidenziato, “devono trovare continuità nel nuovo Piano 2026-2031, frutto del lavoro congiunto tra governo e Regioni e che auspico possa essere approvato quanto prima in Conferenza Stato-Regioni".

La guida esperta

Dal momento in cui riceve la diagnosi, per la persona si apre spesso un profondo vuoto assistenziale: improvvisamente si ritrova a dover affrontare una realtà complessa e sconosciuta tra le mura domestiche, a volte senza gli strumenti necessari per orientarsi. Questa criticità è oggi amplificata dalle forti carenze di personale sanitario, che rendono difficile garantire un supporto costante e capillare. Per rispondere a questa emergenza, l’Associazione italiana diabetici Odv Fand ha promosso la figura del diabetico guida. “Si tratta – spiega Stefano Garau, vice presidente della Fand – di un paziente esperto che non si limita a offrire solidarietà, ma affronta un percorso di formazione rigoroso fino a ottenere la certificazione ufficiale da parte delle società scientifiche”. L’obiettivo è quello di inserire nella società figure di riferimento competenti che possano fungere da ponte tra la struttura sanitaria e la vita quotidiana. “Il diabetico guida accompagna chi ha appena ricevuto la diagnosi, trasformando lo smarrimento iniziale in un percorso di gestione consapevole e attiva della patologia, garantendo che nessun paziente si senta più solo nel gestire una condizione che ancora non conosce”.



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