Alzheimer
19 Marzo 2026Su lecanemab e donanemab nessuna decisione definitiva. Aziende e pazienti chiedono confronto e garanzie per l’equità
Nessuna decisione definitiva, ma un iter ancora in corso. L’Agenzia Italiana del Farmaco interviene per chiarire lo stato della valutazione sulla rimborsabilità dei nuovi farmaci per l’Alzheimer, dopo le indiscrezioni su un possibile parere negativo della Commissione scientifica ed economica del farmaco (Cse). Al centro del dibattito lecanemab e donanemab, terapie innovative già autorizzate a livello europeo, ma per le quali in Italia il percorso regolatorio non è ancora concluso. L’Agenzia sottolinea che la Cse opera in autonomia nella valutazione dei dossier, considerando efficacia, sicurezza, rapporto beneficio-rischio, valore terapeutico aggiunto e impatto economico sul Servizio sanitario nazionale. “L’iter di valutazione dei due medicinali non è ancora definitivamente concluso ed eventuali decisioni negative intermedie potranno essere oggetto di successiva rivalutazione”, precisa Aifa, che comunicherà pubblicamente l’esito solo al termine della procedura.
Nel frattempo, il confronto resta aperto e si intensificano le prese di posizione di aziende e associazioni di pazienti, preoccupate per le possibili ricadute sull’accesso alle cure. Eisai richiama il valore innovativo di lecanemab (Leqembi®), evidenziando come la terapia agisca sui meccanismi fisiopatologici della malattia e non solo sui sintomi. L’azienda sottolinea che i dati disponibili, già valutati positivamente dall’European Medicines Agency, indicano che l’81% dei pazienti trattati rimane nelle fasi iniziali della patologia dopo quattro anni. Eisai ribadisce inoltre l’impegno a collaborare con istituzioni e Servizio sanitario nazionale per sviluppare modelli organizzativi sostenibili e auspica che la fase attuale rappresenti un momento di approfondimento, non un arresto del percorso verso la rimborsabilità. Sul fronte della ricerca, la società ha annunciato nuovi dati su lecanemab presentati alla ventesima edizione della International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases (AD/PD 2026), con evidenze anche su sicurezza ed efficacia nel lungo termine nella pratica clinica reale.
Preoccupazione analoga arriva da Eli Lilly. “Un eventuale parere negativo sulla rimborsabilità rappresenterebbe un grave danno per i pazienti italiani e le loro famiglie”, afferma Elias Khalil, presidente e general manager di Lilly Italy. “Significherebbe lasciare l’Italia indietro rispetto ad altri Paesi, costringendo i cittadini a sostenere direttamente il costo di terapie che rappresentano una concreta opportunità di cura”. L’azienda ha comunque assicurato la continuità terapeutica per i circa 200 pazienti già in trattamento, garantendo gratuitamente il farmaco e lavorando con i centri per favorire modelli di accesso sostenibili. Dal lato dei pazienti, il timore principale riguarda il rischio di disuguaglianze. “Se lo scenario attuale fosse confermato, si creerebbe una forte disparità: solo chi ha adeguate risorse economiche potrebbe accedere ai trattamenti”, avverte Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia. L’associazione chiede quindi di lavorare per garantire una rimborsabilità che assicuri pari diritti a tutti i pazienti, sottolineando al contempo la necessità di una comunicazione chiara: le nuove terapie possono offrire benefici, ma non rappresentano una cura definitiva e sono efficaci solo in una parte della popolazione.
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