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sanità

26 Febbraio 2024

Tumori, a Napoli il meeting sulle nuove sfide. Inizia l’era dell’immunoterapia 4.0

Dopo gli inibitori dei checkpoint immunitari, che disattivano i 'freni' al sistema immunitario, le Car-T e la recente introduzione in via sperimentale dei vaccini a mRna, stiamo per entrare nell'era dell''immunoterapia 4.0'. Terapie cellulari contro il melanoma metastatico, 'avatar' di tumori al polmone e nuove combinazioni di farmaci per i tumori gastrici renderanno possibile l'immunoterapia di precisione


Dopo gli inibitori dei checkpoint immunitari, che disattivano i 'freni' al sistema immunitario, le Car-T e la recente introduzione in via sperimentale dei vaccini a mRna, stiamo per entrare nell'era dell''immunoterapia 4.0'. Terapie cellulari (Tils) contro il melanoma metastatico, 'avatar' di tumori al polmone e nuove combinazioni di farmaci per i tumori gastrici renderanno possibile l'immunoterapia di precisione, aumentando la percentuale di pazienti che rispondono alle terapie dall'attuale 50% all'80%. A raccogliere la sfida sono gli specialisti della Società campana di immunoterapia oncologica (Scito), in occasione del meeting annuale svoltosi a Napoli.

"Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita esponenziale di  ricerche innovative che hanno approfondito la comprensione  dell'immuno-oncologia e permesso lo sviluppo di nuovi trattamenti in  grado di sfruttare il sistema immunitario del paziente e prevenirne la fuga immunitaria - spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di  Oncologia Melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative  dell'Istituto nazionale tumori Fondazione 'G. Pascale' di Napoli -  Abbiamo voluto dedicare questa giornata ad analizzare lo stato  dell'arte e le prospettive future dell'immuno-oncologia,  confrontandoci sui prossimi sviluppi e rinnovando la nostra alleanza  con l'obiettivo di creare il primo Polo di immunoncologia dell'area  mediterranea".

La sfida lanciata dagli specialisti Scito prende il via dalla recentissima approvazione da parte della Food and Drug Administration (Fda) della prima terapia cellulare Tils (tumour-infiltrating lymphocyte), chiamata lifileucel, per il trattamento del melanoma metastatico resistente a tutte le possibili terapie oggi disponibili. "Entro la fine della prossima estate - afferma Ascierto - il Pascale partirà con lo studio di fase 3 su lifileucel, l'ultimo step prima dell'approvazione da parte delle agenzie di regolamentazione, per valutare la sicurezza e l’efficacia della terapia in combinazione con pembrolizumab, inibitore del checkpoint immunitario PD1/PD-L1, comparata con il trattamento con il solo pembrolizumab nei pazienti con melanoma in fase avanzata che non risponde più a nessuna terapia. La nuova terapia cellulare consiste nell’estrarre le cellule immunitarie del paziente che stanno combattendo il tumore, moltiplicarle in laboratorio e iniettarle nuovamente sperando che questo 'esercito rinforzato' possa controllare la malattia".

Sul fronte del tumore al polmone, all'Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino partiranno entro l'anno studi con modelli sperimentali personalizzati per il tumore al polmone, che consentiranno di valutare l'efficacia di singoli farmaci a bersaglio molecolare e gli effetti degli immunoterapici e del 'microambiente tumorale', in ogni singolo caso. "Abbiamo la possibilità di creare organoidi a partire da  campioni di tumore prelevati mediante una biopsia sui pazienti in modo da avere veri e propri avatar della malattia su cui provare e valutare diverse opzioni terapeutiche in modo da arrivare a quella più adatta  ad ogni singolo caso - illustra Cesare Gridelli, direttore del  Dipartimento di Onco-ematologia del Moscati - Utilizzati  principalmente come modello per lo studio dei farmaci biologici mirati a singole mutazioni tumorali, questi avatar ci consentiranno anche di  comprendere il funzionamento di terapie immunoterapiche, da sole o in  combinazione".
Infine, i tumori gastrointestinali. Grandi novità anche su questo fronte: "In uno studio recentemente concluso al Pascale su 22 pazienti con tumore del colon localmente avanzato - riferisce Antonio Avallone, direttore Sc Oncologia clinica sperimentale Addome dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli - confermiamo l'efficacia dell'immunoterapia neoadiuvante, ovvero quella somministrata prima dell'intervento chirurgico. Si tratta di pazienti con tumore con instabilità dei microsatelliti, presente in circa il 10-15% delle neoplasie localmente avanzate del colon e dello stomaco, che hanno avuto la scomparsa o quasi della malattia. Risultati simili sono stati riportati anche nei casi di tumore del retto. Questi dati, se confermati con studi più ampi, potrebbero risparmiare al paziente il bisturi e la radioterapia, con conseguente miglioramento della qualità della vita".

È dunque un buon momento per l'immunoterapia e la Campania si propone di diventare un polo di riferimento nazionale. "Consapevoli dell’eccezionale evoluzione dell'immuno-oncologia negli ultimi anni, abbiamo accolto la sfida che ci vedrà in prima linea nello sviluppo e nella sperimentazione di nuovi protocolli immunoterapici", conclude Ascierto.

TAG: TUMORI

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